Perché la sinistra vince nei quartieri benestanti e la destra in quelli popolari?

Un intervento di Michael Walzer: “Racconto di due città”

Dall’esempio di due città, Johnstown, città operaia e un tempo democratica, oggi trumpiana, e Princeton, cittadina borghese e intellettuale, oggi democratica all’80%, una riflessione sulle cause dell’odierno smarrimento, dalla globalizzazione che ha esasperato al massimo le disuguaglianze alla reazione identitaria dei movimenti per i diritti civili e all’incapacità conseguente della sinistra di costruire una maggioranza.

Dal commento di Alfonso Berardinelli su Avvenire del 22 novembre 2019.

L’ultimo numero del mensile Una città si apre con un lungo intervento di Michael Walzer, noto sociologo e filosofo della politica. Il titolo italiano è Racconto di due città e riguarda le ragioni per cui la sinistra, in America e altrove, ha perso parte notevole del suo elettorato tradizionale. Le due città sono quella in cui Walzer è cresciuto, Johnstown in Pennsylvania, e quella in cui insegna, Princeton nel New Jersey

Salvini può parlare?

Ogni volta che Salvini fa un comizio elettorale, si ripropone la questione se andarlo a contestare. Gli appelli partono e ci si raccomanda di munirsi di fischietti. Quindi non si va lì per esporre in silenzio cartelli e striscioni, ma per disturbare il comizio e per impedirne nei fatti l’ascolto se l’appello venisse raccolto da parecchie persone. Quindi Salvini non ha diritto di parlare? (Detto fra parentesi: non stiamo parlando di Casa Pound che si professa fascista mettendosi fuori dalla costituzione, ma di un partito che partecipa con pieno diritto alla vita democratica del paese e si professa democratico, un partito popolare del 33%, che oggi ha al suo interno, forse, più lavoratori dell’intera sinistra).
Qui, purtroppo, le cose sono nere o bianche: un democratico deve difendere (fino alla morte ha detto qualcuno?) il diritto di Salvini di parlare e chi vuol impedire a qualcuno di parlare è un antidemocratico. Nella nostra storia l’hanno fatto i fascisti negli anni Venti e gli estremisti di sinistra degli anni Settanta (e infatti, sappiamo, per chi c’era, di quanto poca considerazione, in quel campo, godesse la parola democrazia).
Se poi si parla di opportunità (ma è un argomento che non dovremmo neanche portare), tentare di impedire a Salvini di parlare vuol dire fargli un regalo grande come una casa. Ma tant’è, forse è proprio questo l’obiettivo per alcuni: meglio che vinca la Lega, così scoccherà l’ora di una vera opposizione. Antagonisti per sentirsi protagonisti.

Il socialfascismo che non muore mai

Alle comunali di Forlì ho votato Calderoni e la sua lista civica. Ovviamente. Alle europee Pd (preferenza Guerra). Il secondo voto, a differenza del primo, l’ho dato a malincuore, perché da tempo non amo più il Partito Democratico, ma credo nell’Europa. Devo però confessare che l’ho dato anche “a scanso di equivoci” (e di questo un po’ mi vergogno perché la ricerca del “rispetto umano” è sempre peccato e, se ricordo bene, mortale). Voglio dire che ormai a sinistra c’è un tale clima di astio, di risentimento verso chi ti ha sconfitto, che non ci vuole niente che a qualcuno, compreso gli amici politici, si appiccichino etichette ai propri occhi infamanti: se dici che il pd deve dialogare con i cinquestelle sei un grillino (la qual cosa per me non sarebbe per nulla infamante, solo che non è vera), se dici che la parola d’ordine “accogliamoli tutti” è demenziale, sei un leghista salviniano e se solo provi ad argomentare niente niente diventi un razzista. Per non parlare, poi, della sinistra comunista, che, dicono, non voterà Calderoni per non votare con il Pd, ormai considerato il nemico principale. Meglio un governo leghista. Sembra che a sinistra il socialfascismo – combattiamo innanzitutto i democratici perché non sono che la mascheratura pericolosa dei padroni e dei fascisti – non sia mai passato.
A costo di essere ridicolo emanerò delle sentenze:
L’astio e il risentimento fanno diventare stupidi; la propria onestà e libertà intellettuale è il bene più prezioso e la si può perdere in ogni momento; se la destra vince, la sinistra deve chiedersi dove ha sbagliato.

La forza di Salvini

Qual è la forza di Salvini? Il rosario, Orban, Casa Pound, le felpe e il torso nudo? Semmai, per ora almeno, questi atteggiamenti gli faranno perdere un po’ di voti. (A Verona s’è preso paura e s’è fermato: “La 194 non si tocca”. Se ora, prima delle elezioni, avesse sgomberato Casa Pound, con una mossa del genere “discorso di Berlusconi a Onna”, avrebbe sbancato). Non è che, invece, i suoi punti di forza (quanto concreti o immaginari importa fino a un certo punto e comunque non ora) sono il contrasto dei flussi migratori, quota cento e il decreto sicurezza? Punti su cui, guarda caso, la sinistra balbetta, farfuglia, cambia discorso? La sinistra sembra ritrovare la voce solo nel dire: “Fascista”. Se poi guardiamo ai veri punti di debolezza di Salvini, il sovranismo fondato sui debiti, un nazionalismo dal cuore nordista, un partito popolare dalla parte dei ricchi, cosa dice la sinistra? Non si capisce. Basti pensare che anche a sinistra, ormai, la parola “patrimoniale” è al bando. Forse la verità è che, in fondo, siamo diventati tutti dei “moderati non riformisti” che si sentono di sinistra solo dando del fascista a qualcuno. Casomai dal balcone di casa.