Ypres, Coventry, Dresda, Hiroshima…

Ypres, Coventry, Dresda, Hiroshima. Nomi di città che hanno segnato il secolo e di cui, mai, sul suo finire, avremmo immaginato di dover riascoltare l’eco. Insieme a quello di nomi tedeschi di gas.
Abbiamo intravisto qualche volto. Quello attonito e fisso di un bambino irakeno coricato sul fianco non ustionato e quello di un bimbo ebreo nascosto dalla maschera antigas. E poi volti di padri irakeni scossi da un pianto infantile. E abbiamo intravisto di sfuggita il volto di un’anziana signora israeliana, invalida, portata a braccio giù per le scale. Di nuovo a dover scendere delle scale in tutta fretta. E sotto una tenda in un deserto guardando la finale del superbowl, la risata di un ragazzo nero americano che domani dovrà essere molto crudele e forse non tornerà a casa. Ed infine abbiamo visto i corpi senza più volto di inermi rifugiati, stanati dall’implacabile errore di un missile intelligente. Tutto questo seduti nelle nostre comode poltrone. E non sappiamo cosa pensare. Non sappiamo cosa fare.
Non applaudiamo, questo è certo. Quelli che ci incitano quotidianamente a farlo non ci piacciono. Ce li immaginiamo bene ad eccitarsi, a bere e slacciarsi cravatta e camicia e ad incattivirsi se il nemico non è anche un codardo. Se fossero al bar, un pakistano farebbe meglio a girare al largo. In tanto tifo sospettiamo l’odioso zelo dell’imboscato.
Purtuttavia anche noi, come loro, siamo seduti in poltrona. Convinti, con tutte le ragioni che l’occidente può avere, di essere al fondo colpevoli. E se trionferemo alla fine sul piccolo “regno del male” di turno cosa accadrà poi? Ci sarà una casa per i palestinesi? Potranno vivere in pace gli ebrei? Ci sarà più comprensione fra nord e sud? Lo dubitiamo. I dati certi per ora sono che calerà il prezzo della benzina e andranno su le borse. Il resto?

Allora? Chi ha vinto?

Allora? Chi ha vinto? Beh, nelle istituzioni ha vinto la sinistra, nella società Berlusconi. Alla sinistra i pensionati e il pubblico impiego, più Emilia e Toscana, a Berlusconi il resto. Da qui un senso di scoramento profondo… Altro che gridare vittoria. Se abbiamo almeno smesso di credere nella “manipolazione delle coscienze”, idea antropologica non proprio consona per gente di sinistra, possiamo metterci lì a riflettere, a domandare e a domandarci perché in tanti hanno votato per lui? E cosa c’è che non va nella sinistra? Noi un’ipotesi l’abbiamo fatta già dieci anni fa… La forza di Berlusconi sta nel suo messaggio anti-statalista e il suo anticomunismo, sia storico che politico, trova la sua ragion d’essere nello statalismo tuttora imperante, culturalmente e politicamente, nella sinistra. Leggi tutto “Allora? Chi ha vinto?”

Abbiamo qualche speranza?

In televisione il capo della mafia siciliana. Viveva come un pastore d’altri tempi. “Per essere in sintonia con chi sta in carcere”, dice il procuratore. Subito dopo, per caso, un servizio sull’ex-governatore a vita della Banca d’Italia. Dopo aver fatto combutta con un amico, aver accettato i suoi regali lussuosi, ora, per discolparsi, lo accusa di fronte ai magistrati… Abbiamo qualche speranza di vincere la lotta alla mafia?