Liberisti nostrani

Ci sono momenti in cui essere dei poveretti che diffondono poche copie, che per farlo scialacquano il loro tempo e si dissanguano anche economicamente, dà una grande soddisfazione.

Siamo liberi di pensare e parlare di ciò che vogliamo, foss’anche, se volessimo, e non è certo il caso, di professarci veri liberisti, che rischiano in proprio. Sì, è una bella soddisfazione essere differenti da chi pontifica di rivoluzione liberale e di concorrenza finanziandosi coi soldi di tutti. D’altra parte, il problema dell’Italia è tutto lì: una borghesia stracciona che dall’indomani dell’Unità si è avventata sullo Stato e sulla cosa pubblica (leggersi “L’Italia qual è”, di Francesco Saverio Merlino, Una città).

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