l’autismo e la “mente tecnologica”

Nel 1997 nel Regno Unito venne condotto uno studio sulle famiglie con figli autistici. Il risultato fu piuttosto curioso: il 12,5% dei padri di bambini autistici erano tecnici o ingegneri e il 21,2% dei nonni aveva svolto lavori tecnici. Nel numero di gennaio de “Le scienze”, Simon Baron-Cohen, l’autore di quella ricerca e oggi direttore del centro di ricerca sull’autismo a Cambridge, spiega che già allora non credette alla coincidenza e si convinse che ci fosse un legame tra i geni che contribuiscono all’insorgere dell’autismo e quelli responsabili di un’attitudine tecnica. Le probabilità di sviluppare l’autismo sarebbero rafforzate da un fenomeno noto come “accoppiamento assortativo” (per cui scegliamo chi ci è simile), che sarebbe alla base della persistenza di questa patologia nella popolazione. Di qui la spiegazione di certe ossessioni degli autistici per le “sistematizzazioni”. Baron-Cohen sta anche studiando perché ci siano più autistici maschi che femmine (quattro a uno; addirittura nove a uno nel caso della sindrome di Asperger) e in base alle ricerche condotte finora pare che uno dei fattori responsabili (dell’autismo, ma anche della “mente tecnologica”) sia l’alto livello di testosterone nel feto. (Le Scienze)

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