La “calda estate” del 1967 – di Stephen E. Bronner

Da Una città n. 267 – giugno 2020

L’America ci è già passata. Oggigiorno le persone sembrano non ricordarsi della “calda estate” del 1967, quando le sommosse si diffusero dalla costa est alla ovest e H. Rap Brown coniò la frase “Burn Baby Burn!” (Brucia piccola, brucia) a Newark nel New Jersey. Si riferiva allo squallore delle case popolari in cui tantissimi afroamericani vivevano e alle topaie che non potevano sopperire nemmeno ai bisogni primari della comunità: acqua, elettricità, raccolta rifiuti, negozi, lavoro, tutela contro il traffico di droga per le strade, scuole sicure… e questo è solo l’inizio.

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La sproporzione

Quel che impressiona di più è la sproporzione. Finora la praticava Israele e con qualche giustificazione, vista la sproporzione della minaccia. Ma se ad adottare la modalità della sproporzione è la più grande potenza mondiale che non corre alcun pericolo mortale, siamo di fronte a una svolta forse tragica.

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Trump, il sovrano – di Stephen E. Bronner

Il 18 settembre 2017 il Presidente Donald Trump ha tenuto il suo primo discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il suo obiettivo: l’avvio di un nuovo corso nella politica estera statunitense, improntato a “realismo di sani principi” che porterà l’America a essere “first”, e il cui caposaldo sarà la sovranità. Si è trattato forse del primo discorso di Trump che i media hanno preso sul serio. L’hanno analizzato in maniera equilibrata e si sono interrogati circa l’utilizzo del termine “sovranità”, che il presidente ha ripetuto per ben ventuno volte.

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I grattacapi di Trump – di Stephen E. Bronner

Donald Trump non è né il primo né l’ultimo demagogo ad appoggiarsi su una massa fedele. Non è nemmeno né il primo né l’ultimo “uomo del popolo” che le sedicenti élites “pragmatiche” credono di poter controllare. Lo pensavano anche i componenti dell’arci-reazionario “gabinetto dei baroni”, convinti che Adolf Hitler, ritenuto l’ultimo baluardo contro il potere proletario, si sarebbe ridotto a miti consigli, una volta circondato dai suoi superiori. Parimenti, gli allarmati burocrati sovietici pensavano di aver trovato un perfetto “yes-man” in Stalin, il laborioso e provinciale segretario generale del Partito Comunista, che era rimasto nell’ombra mentre i suoi più famosi rivali si combattevano l’un l’altro fino allo sfinimento durante la malattia terminale di Lenin.

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Trump e i russi – di Stephen E. Bronner

La presidenza di Donald Trump e la legittimità delle elezioni americane sono state entrambe compromesse dalla Russia di Vladimir Putin. A causa del presunto hackeraggio di informazioni di 21 stati da parte di cittadini russi (che usavano una copertura diplomatica) e di quello che è stato descritto come tentativo dell’ex Unione Sovietica di interferire nelle elezioni francesi e tedesche, è facile pensare ad un’ampia strategia russa con l’obiettivo di sovvertire il processo democratico occidentale. Il sempre più forte coinvolgimento militare della Russia in Siria, insieme ad un potenziale conflitto con l’Ucraina ancora sull’orlo di esplodere, rendono più radicati i timori dei cittadini americani e rinforzano l’emergenza di una nuova mentalità da guerra fredda negli Usa.

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Un mare di disperazione

“Cosa sta uccidendo gli americani bianchi di classe media?” L’Atlantic lo scorso marzo aveva intitolato così il pezzo che commentava l’uscita di una nuova indagine di Angus Deaton e Anne Case, gli economisti di Princeton che già nel 2005 avevano lanciato un allarme: mentre i tassi di mortalità di neri, ispanici ed europei migliora, quello dei bianchi peggiora. Leggi tutto “Un mare di disperazione”

Walmart chiude

Sappiamo cosa succede quando apre un centro commerciale: arrivano posti di lavoro, si rianima la località e però chiudono i negozietti. Sul “Guardian”, Ed Pilkington ha dedicato invece un lungo reportage alla chiusura di un punto vendita Walmart, la famosa catena di supermercati americana. A McDowell County, West Virginia, area di miniere da tempo in via di spopolamento, dove l’aspettativa di vita è di 64 anni e anche le chiese se ne vanno, dieci anni dopo la sua apertura, Walmart ha chiuso. Già a gennaio aveva annunciato che avrebbe chiuso 269 negozi, 154 negli Usa e così è stato. Leggi tutto “Walmart chiude”

Donald d’Arabia – di Stephen E. Bronner

Il Presidente Donald Trump sta affrontando una seria crisi di credibilità. Ha ammesso di aver rivelato informazioni segrete a ufficiali russi, si sospetta che esponenti di alto livello del suo staff abbiano avuto contatti illeciti con governi esteri, ha da poco licenziato il direttore dell’Fbi, James Comey e, come se non bastasse, si è opposto alla nomina di un Procuratore Speciale e alle indagini del congresso sul suo ex direttore della Sicurezza Nazionale, Michael Flynn. I media sono giustamente preoccupati dell’intimidazione dei giornalisti, dei riferimenti alle “fake news”, dell’uso costante delle menzogne e della carenza di credibilità del Presidente.

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America First! – di Stephen E. Bronner

“America First!” è lo slogan che nel 2016 ha contribuito a far eleggere Donald Trump Presidente degli Stati Uniti. Trump sosteneva che ci si dovesse impegnare in conflitti all’estero solo per tutelare direttamente gli “interessi nazionali” americani. Trump ha trascorso gli anni dell’amministrazione Obama a mettere in guardia da un crescente impegno in Medio Oriente -dopo aver blaterato di invadere l’Iraq- e, non più tardi dello scorso 30 marzo 2017, l’Ambasciatore Usa all’Onu Nikki Haley ha dichiarato che la deposizione di Assad “non era più una priorità”.

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Sul reddito di cittadinanza

Sul numero primaverile di “Dissent”, Alyssa Battistoni dedica un lungo saggio all’Universal basic income (Ubi), il nostro reddito di cittadinanza. L’idea, che non è nuova, piace a molti: al Movement for Black Lives, ad Andy Stern, già presidente di Seiu, il sindacato americano dei lavoratori dei servizi, a Corbyn come ad Hamon. Battistoni fa notare che a promuovere l’Ubi oggi negli Usa sono anche i tecnocapitalisti e che alcuni sperimenti pilota, come quello che partirà in Oklahoma, è promosso da privati. L’Ubi risponderebbe in questo caso a una sorta di “noblesse oblige” dei vincenti della globalizzazione verso i perdenti Leggi tutto “Sul reddito di cittadinanza”