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(Per sfogliare una copia saggio di Una città clicca sulla copertina qui sotto)

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per discutere sui problemi che ci sono
per raccontare ciò che di buono si fa in giro
per ascoltare voci che solitamente non si sentono
per restar fedeli agli ideali umanitari di giustizia e libertà

Il nostro programma è in questi quattro propositi.
Non sempre riusciamo a rispettarli, ma facciamo il possibile.
Non abbiamo finanziamenti di sorta, dipendiamo dagli abbonamenti e questo è ciò che ci rende indipendenti.
Ma ora siamo in difficoltà.

Siamo ancora convinti che fare questa rivista abbia un qualche senso. Abbiamo bisogno di raccogliere 500 nuovi abbonamenti (a 30 euro) o l’equivalente in abbonamenti sostenitori e donazioni.

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Per abbonarsi a Una città

Siamo a 2.750 interviste,
dopo 25 anni.
Continuiamo a fare domande,
a cercare risposte,
a raccontare storie.
Cercando di restare fedeli
a ideali dati per persi,
cercando di restare curiosi,
e onesti, nel guardarci attorno.
Per ora continuiamo.
Grazie.

Abbonamenti:

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Editoriale del n. 220 di Una città

La copertina è dedicata ai democratici tunisini e al loro paese da cui arriva un raggio di luce per il mondo intero. No, gli altri non passeranno né lì né altrove: le bambine vorranno andare a scuola, le ragazze vorranno mettere i blue jeans, le giovani non vorranno sottostare al maschio. Questo è certo. Il problema è solo quanto tempo ci vorrà e quanto sangue dovrà scorrere. Dipende anche da noi. Cosa siamo disposti a fare?

Editoriale del n. 218 di Una città

La copertina è un atto dovuto.
La “visita”, in penultima, è alla tomba di Said Mekbel, giornalista di “Le Matin” assassinato il 3 dicembre 1994, il giorno stesso in cui aveva pubblicato le seguenti parole: “È lui quel ladro che la sera torna a casa camminando rasente i muri; il padre che raccomanda ai figli di non parlare del lavoro che fa; il povero cittadino al palazzo di giustizia in attesa di andare davanti ai giudici… Il vagabondo che non sa più dove trascorrere la notte. […] Quest’uomo che non vuole morire sgozzato, è lui. Il corpo su cui ricuciono una testa tagliata, è lui. È lui che con le mani non sa fare altro che scrivere i suoi piccoli pezzi. Lui che spera contro la speranza, dato che le rose nascono sui mucchi di letame. Lui che è tutto questo e solo questo: un giornalista”.
Said Mekbel era reduce da un giro di conferenze in Europa per raccogliere solidarietà ai democratici e ai civili algerini sotto attacco dei terroristi islamisti. Aveva incontrato il gelo; peggio: il sospetto di essere mandato dai servizi di sicurezza del regime algerino. Era rimasto talmente sconvolto da scegliere consapevolmente di mantenere le sue abitudini quotidiane nel momento in cui tutti i suoi colleghi entravano in semiclandestinità. Fu ucciso nel ristorante in cui pranzava ogni giorno.
L’Europa non aveva capito o non aveva voluto capire.
Avremo capito ora?

Continuare con più coraggio

Caro lettore,
la rivista che pubblichiamo da più di vent’anni, Una città, non naviga in acque tranquille, il che, del resto, è problema di tanti. Forse possiamo ancora avere un posto nel paesaggio della sinistra italiana: riteniamo di essere una tra le poche riviste “libertarie” (cioè antistataliste) che ci sono in giro, tra i pochi a credere che la sinistra non sia sinonimo di protezione ma di “emancipazione dalla protezione” e questo nel rifiuto di ogni forma di antagonismo; l’unica rivista a privilegiare il genere dell’intervista e a cercare di “riandare al passato per riflettere sul presente”. Per questo crediamo valga la pena di continuare e con più coraggio. Leggi tutto “Continuare con più coraggio”