La condanna per aborto – lettera di Emanuele Maspoli

Una città n. 260, ottobre 2019

Cari amici,
ormai sono trent’anni che frequento il Marocco e in tanti mi chiedono da dove venga questa passione per il paese più occidentale del Nord Africa. La verità è che me lo chiedo ancora anch’io. Non è facile capire e far luce sui meccanismi della seduzione che sono scattati in me e che continuano ad avere un ruolo preponderante nella mia vita.

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Effetti indesiderati – intervento di Francesco Ciafaloni

Una città n. 253, novembre 2018

La ricchezza, le sue origini, le sue conseguenze.

Ho scoperto di recente, leggendo il rapporto Rota, che il comune del chierese in cui vivo da un terzo di secolo è il secondo più ricco del Piemonte dopo Pino torinese. Lo è diventato negli ultimi trent’anni. Quando ci siamo arrivati, spinti dalla necessità di scappare dallo smog di Torino e attirati dalla bellezza della campagna e dal prezzo delle case, che era metà di quello della Capitale, il paese non era ricco. Era un paese contadino, di contadini proprietari, che qualche volta lavoravano anche in fabbrica, alla Fiat naturalmente (operai contadini, barot). Il paese non era ricco ma era produttivo.

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“La Darìja” Lettera di Emanuele Maspoli

Lettera pubblicata nel n. 218 di Una città*.


Ca­ri ami­ci,
vor­rei par­lar­vi di un di­sa­gio. Quel­lo di chi, pur vi­ven­do in una cit­tà, in un Pae­se, con­ti­nua a sen­tir­si ta­glia­to fuo­ri, esclu­so, ospi­te in­de­si­de­ra­to. Ep­pu­re qua­si sem­pre in­si­ste, per­se­ve­ran­do in un de­si­de­rio di ac­cet­ta­zio­ne e ri­co­no­sci­men­to che pri­ma o poi po­treb­be sor­ti­re l’ef­fet­to de­si­de­ra­to, quel­lo del­la cit­ta­di­nan­za, del­l’es­se­re in­clu­so e con­si­de­ra­to fi­nal­men­te par­te in­te­gran­te. È cer­ta­men­te il ca­so dei ma­roc­chi­ni to­ri­ne­si, co­sì co­me di tan­ti stra­nie­ri che vi­vo­no or­mai da de­cen­ni in Ita­lia.
Amo To­ri­no, for­se per­ché l’ab­ban­do­nai tan­ti an­ni fa per vi­ve­re nel so­gno di Ve­ne­zia, ri­tor­nan­do­ci poi pie­no di de­si­de­rio e vo­glia di re­cu­pe­ra­re il tem­po tra­scor­so lon­ta­no. Il ca­po­luo­go pie­mon­te­se or­mai non rag­giun­ge i no­ve­cen­to­mi­la abi­tan­ti e di que­sti al­me­no il 15% so­no stra­nie­ri, ov­ve­ro na­ti non in Ita­lia, o na­ti a To­ri­no da ge­ni­to­ri stra­nie­ri.
To­ri­no è dun­que ac­co­glien­te? Di­ven­ta­ta tu­ri­sti­ca, è pro­mos­sa al vi­si­ta­to­re sen­za men­zio­na­re mi­ni­ma­men­te la va­rie­tà cul­tu­ra­le che la ca­rat­te­riz­za: abi­ta­ta dal­le cul­tu­re di tut­ta Ita­lia e di tut­to il mon­do, es­se vi si espri­mo­no ab­ba­stan­za li­be­ra­men­te, se­gnan­do il ter­ri­to­rio, in ma­nie­ra estre­ma­men­te vi­sto­sa al­me­no in cer­ti quar­tie­ri, co­me Por­ta Pa­laz­zo. Qui in par­ti­co­la­re si può vi­ve­re l’e­spe­rien­za di un viag­gio sen­za pren­de­re l’ae­reo: ba­sta af­fi­dar­si ai pro­fu­mi di men­ta o di cu­mi­no e pe­ne­tra­re nel cuo­re afri­ca­no, ma­roc­chi­no, del­la cit­tà. I ma­roc­chi­ni re­si­den­ti so­no ben più di ven­ti­mi­la e quel­li che qui la­vo­ra­no o tran­si­ta­no so­no tan­ti di più. Chi li ve­de co­me cit­ta­di­ni? Di quan­to ri­co­no­sci­men­to go­do­no, al di là del­l’in­te­res­se di cer­ti set­to­ri po­li­ti­ci o so­cia­li? Quan­do Chef Ru­bio ha scel­to di con­dur­re qui la sua po­po­la­re tra­smis­sio­ne (“Un­ti e bi­sun­ti”), sfi­dan­do il pre­giu­di­zio nel met­te­re in ri­sal­to co­me la cu­ci­na di stra­da a To­ri­no sia pri­ma di tut­to quel­la ma­roc­chi­na, è sta­to ri­pe­tu­ta­men­te ag­gre­di­to nei fo­rum on­li­ne per­ché non ave­va scel­to piat­ti ti­pi­ci to­ri­ne­si. La stes­sa cu­ci­na (ge­ne­ral­men­te por­ta­ta a sim­bo­lo di in­con­tro cul­tu­ra­le) è in­ve­ce vit­ti­ma di que­sta vi­sio­ne iden­ti­ta­ria sta­ti­ca e ana­cro­ni­sti­ca…
Di in­te­gra­zio­ne si par­la an­che trop­po, di ri­co­no­sci­men­to mai.
Un pic­co­lo grup­po di to­ri­ne­si, la mag­gior par­te di na­zio­na­li­tà ma­roc­chi­na, ha da­to vi­ta ne­gli ul­ti­mi me­si del 2014 a un’as­so­cia­zio­ne che po­treb­be ri­ve­lar­si in­no­va­ti­va, al­me­no nel­l’ap­proc­cio.

(continua…)

Ema­nue­le Ma­spo­li

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http://www.unacitta.it/newsite/articolo.asp?id=1021

I paesi e la neve

Sono nato, 75 anni fa, sotto il Gran Sasso. Lì nevica d’inverno, come ha nevicato quest’anno, assai più che in Piemonte, dove gli inverni sono secchi. Ogni volta che una corrente di aria artica o siberiana scende sui Balcani, si carica dell’umidità adriatica, la sbatte contro il Gran Sasso e la butta giù come neve sull’Abruzzo ultra due, come si chiamava una volta la valle del Vomano, e anche sull’Abruzzo citra, più a sud, senza risparmio. Non ricordo un solo inverno in cui non siamo, come si dice, rimasti isolati vari giorni; qualche volta una settimana. Leggi tutto “I paesi e la neve”