Matrimonio “riparatore”

Dopo il Marocco, l’Egitto, la Tunisia e, ad agosto, la Giordania, finalmente anche il Libano ha abrogato l’odiosa norma che permetteva allo stupratore di evitare la prigione sposando la vittima di violenza. L’articolo 522 del codice penale libanese riguardava diversi crimini: stupro, aggressione, rapimento e matrimonio forzato. In base a quella norma, in caso di un “un contratto valido tra l’autore di uno di questi reati e la vittima”, l’iter penale si fermava, e il verdetto, anche se pronunciato, veniva sospeso.
Purtroppo, legislazioni analoghe restano in vigore in alcuni paesi arabi come Algeria, Iraq, Libia, Siria, Kuwait, Territori palestinesi, così come in America Latina, nelle Filippine e in Tagikistan.
In Italia, l’articolo 544 del codice penale (“il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato”) è stato abrogato nel 1981, anche grazie al coraggio di Franca Viola.

Stupri e giustizia

Nel 2009 Layla Ibrahim era incinta di sei mesi quando, a suo dire, venne violentata da due sconosciuti nella sua Carlisle, nel nord-ovest dell’Inghilterra. Ha sporto denuncia, ma in tribunale è stata giudicata per false accuse di stupro e condannata a tre anni di carcere.

Negli ultimi cinque anni, sono state 109 le donne processate nel Regno Unito per la stessa ragione. Il reato per cui molte (98) di loro sono state perseguite è molto serio: ostacolo allo svolgimento della giustizia, punibile anche con l’ergastolo. Secondo le associazioni inglesi per i diritti civili si tratta di un’enormità. Leggi tutto “Stupri e giustizia”

un’epidemia silenziosa

Ruth Moore aveva 18 anni quando venne violentata dal suo supervisore. Ne sono passati 23 prima che il Department of Veterans Affairs riconoscesse il fatto. Ora è è stato proposto al Congresso un disegno di legge per evitare che accada di nuovo. Si tratta del “Ruth Moore Act 2013”. Leggi tutto “un’epidemia silenziosa”