Salvini può parlare?

Ogni volta che Salvini fa un comizio elettorale, si ripropone la questione se andarlo a contestare. Gli appelli partono e ci si raccomanda di munirsi di fischietti. Quindi non si va lì per esporre in silenzio cartelli e striscioni, ma per disturbare il comizio e per impedirne nei fatti l’ascolto se l’appello venisse raccolto da parecchie persone. Quindi Salvini non ha diritto di parlare? (Detto fra parentesi: non stiamo parlando di Casa Pound che si professa fascista mettendosi fuori dalla costituzione, ma di un partito che partecipa con pieno diritto alla vita democratica del paese e si professa democratico, un partito popolare del 33%, che oggi ha al suo interno, forse, più lavoratori dell’intera sinistra).
Qui, purtroppo, le cose sono nere o bianche: un democratico deve difendere (fino alla morte ha detto qualcuno?) il diritto di Salvini di parlare e chi vuol impedire a qualcuno di parlare è un antidemocratico. Nella nostra storia l’hanno fatto i fascisti negli anni Venti e gli estremisti di sinistra degli anni Settanta (e infatti, sappiamo, per chi c’era, di quanto poca considerazione, in quel campo, godesse la parola democrazia).
Se poi si parla di opportunità (ma è un argomento che non dovremmo neanche portare), tentare di impedire a Salvini di parlare vuol dire fargli un regalo grande come una casa. Ma tant’è, forse è proprio questo l’obiettivo per alcuni: meglio che vinca la Lega, così scoccherà l’ora di una vera opposizione. Antagonisti per sentirsi protagonisti.

La forza di Salvini

Qual è la forza di Salvini? Il rosario, Orban, Casa Pound, le felpe e il torso nudo? Semmai, per ora almeno, questi atteggiamenti gli faranno perdere un po’ di voti. (A Verona s’è preso paura e s’è fermato: “La 194 non si tocca”. Se ora, prima delle elezioni, avesse sgomberato Casa Pound, con una mossa del genere “discorso di Berlusconi a Onna”, avrebbe sbancato). Non è che, invece, i suoi punti di forza (quanto concreti o immaginari importa fino a un certo punto e comunque non ora) sono il contrasto dei flussi migratori, quota cento e il decreto sicurezza? Punti su cui, guarda caso, la sinistra balbetta, farfuglia, cambia discorso? La sinistra sembra ritrovare la voce solo nel dire: “Fascista”. Se poi guardiamo ai veri punti di debolezza di Salvini, il sovranismo fondato sui debiti, un nazionalismo dal cuore nordista, un partito popolare dalla parte dei ricchi, cosa dice la sinistra? Non si capisce. Basti pensare che anche a sinistra, ormai, la parola “patrimoniale” è al bando. Forse la verità è che, in fondo, siamo diventati tutti dei “moderati non riformisti” che si sentono di sinistra solo dando del fascista a qualcuno. Casomai dal balcone di casa.

Prima di tutto vennero a prendere me – Intervento di Francesco Ciafaloni

Una città n. 250, giugno-luglio 2018

Prima di tutto vennero a prendere me. Il resto non lo ricordo.
È la frase che un ragazzo rom dice nella vignetta quotidiana di Biani sul Manifesto di qualche settimana fa, rovesciando il punto di vista dei versi di Martin Niemöller: “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”.

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