Valéry, l’intelligenza e le macchine – di Alfonso Berardinelli

Da Una Città267 / giugno 2020

Per un paio di secoli è esistita una grande famiglia di poeti intellettuali che oggi sembra estinta e che in Europa andava da Coleridge e Baudelaire a Eliot e Brecht e in Italia da Leopardi a Montale e Pasolini. A questa famiglia apparteneva in posizione eminente nei primi decenni del Novecento anche Paul Valéry (1871-1945), che fra tutti è stato il più metodicamente, ossessivamente intellettualistico. In lui l’intelligenza autoanalitica è arrivata al punto di inibire la stessa produttività poetica.

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