Il Marocco inutile – lettera di Emanuele Maspoli

Una città n. 253, novembre 2018

Cari amici, 

in settembre ho accompagnato un gruppo di turisti nel nord del Marocco. Molti di loro erano già stati con me nel sud e avevano dunque già provato quell’emozione che ti prende una volta oltrepassato l’Atlante, verso il deserto e le sue profondità. Un’emozione fatta di paesaggi e incontri genuini, di villaggi sperduti dove il sorriso e l’accoglienza sono il linguaggio comune e la povertà, pur drammaticamente presente, fa sognare d’esser pulita e felice. Ma quella è la frontiera marocchina, l’avamposto del Sahara.

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Le grazie concesse dal re – lettera di Emanuele Maspoli

da Una città n. 252 – ottobre 2018

Cari amici, mentre in Italia un ministro debordante proponeva e poi smentiva la reintroduzione del servizio militare obbligatorio, in Marocco veniva resa nota una proposta di legge in merito: la proposta è approdata in Parlamento ad ottobre. Per occuparsi dei giovani, e in particolare di quei giovani senza prospettive che inquietano la società, a dodici anni dalla sua abolizione, verrebbe reintrodotto dal governo marocchino il servizio militare di un anno per ragazzi e ragazze tra i diciotto e i venticinque anni.

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Burqa vietato in Marocco?

A Taroudant, Marocco, i commercianti che vendono il velo integrale, o burqa, hanno ricevuto la seguente nota scritta e firmata dall’autorità locale: “Vi invito a sbarazzarvi degli stock di questo indumento entro 48 ore dal ricevimento di questa comunicazione”. In caso contrario, i burqa saranno sequestrati. Leggi tutto “Burqa vietato in Marocco?”

“La Darìja” Lettera di Emanuele Maspoli

Lettera pubblicata nel n. 218 di Una città*.


Ca­ri ami­ci,
vor­rei par­lar­vi di un di­sa­gio. Quel­lo di chi, pur vi­ven­do in una cit­tà, in un Pae­se, con­ti­nua a sen­tir­si ta­glia­to fuo­ri, esclu­so, ospi­te in­de­si­de­ra­to. Ep­pu­re qua­si sem­pre in­si­ste, per­se­ve­ran­do in un de­si­de­rio di ac­cet­ta­zio­ne e ri­co­no­sci­men­to che pri­ma o poi po­treb­be sor­ti­re l’ef­fet­to de­si­de­ra­to, quel­lo del­la cit­ta­di­nan­za, del­l’es­se­re in­clu­so e con­si­de­ra­to fi­nal­men­te par­te in­te­gran­te. È cer­ta­men­te il ca­so dei ma­roc­chi­ni to­ri­ne­si, co­sì co­me di tan­ti stra­nie­ri che vi­vo­no or­mai da de­cen­ni in Ita­lia.
Amo To­ri­no, for­se per­ché l’ab­ban­do­nai tan­ti an­ni fa per vi­ve­re nel so­gno di Ve­ne­zia, ri­tor­nan­do­ci poi pie­no di de­si­de­rio e vo­glia di re­cu­pe­ra­re il tem­po tra­scor­so lon­ta­no. Il ca­po­luo­go pie­mon­te­se or­mai non rag­giun­ge i no­ve­cen­to­mi­la abi­tan­ti e di que­sti al­me­no il 15% so­no stra­nie­ri, ov­ve­ro na­ti non in Ita­lia, o na­ti a To­ri­no da ge­ni­to­ri stra­nie­ri.
To­ri­no è dun­que ac­co­glien­te? Di­ven­ta­ta tu­ri­sti­ca, è pro­mos­sa al vi­si­ta­to­re sen­za men­zio­na­re mi­ni­ma­men­te la va­rie­tà cul­tu­ra­le che la ca­rat­te­riz­za: abi­ta­ta dal­le cul­tu­re di tut­ta Ita­lia e di tut­to il mon­do, es­se vi si espri­mo­no ab­ba­stan­za li­be­ra­men­te, se­gnan­do il ter­ri­to­rio, in ma­nie­ra estre­ma­men­te vi­sto­sa al­me­no in cer­ti quar­tie­ri, co­me Por­ta Pa­laz­zo. Qui in par­ti­co­la­re si può vi­ve­re l’e­spe­rien­za di un viag­gio sen­za pren­de­re l’ae­reo: ba­sta af­fi­dar­si ai pro­fu­mi di men­ta o di cu­mi­no e pe­ne­tra­re nel cuo­re afri­ca­no, ma­roc­chi­no, del­la cit­tà. I ma­roc­chi­ni re­si­den­ti so­no ben più di ven­ti­mi­la e quel­li che qui la­vo­ra­no o tran­si­ta­no so­no tan­ti di più. Chi li ve­de co­me cit­ta­di­ni? Di quan­to ri­co­no­sci­men­to go­do­no, al di là del­l’in­te­res­se di cer­ti set­to­ri po­li­ti­ci o so­cia­li? Quan­do Chef Ru­bio ha scel­to di con­dur­re qui la sua po­po­la­re tra­smis­sio­ne (“Un­ti e bi­sun­ti”), sfi­dan­do il pre­giu­di­zio nel met­te­re in ri­sal­to co­me la cu­ci­na di stra­da a To­ri­no sia pri­ma di tut­to quel­la ma­roc­chi­na, è sta­to ri­pe­tu­ta­men­te ag­gre­di­to nei fo­rum on­li­ne per­ché non ave­va scel­to piat­ti ti­pi­ci to­ri­ne­si. La stes­sa cu­ci­na (ge­ne­ral­men­te por­ta­ta a sim­bo­lo di in­con­tro cul­tu­ra­le) è in­ve­ce vit­ti­ma di que­sta vi­sio­ne iden­ti­ta­ria sta­ti­ca e ana­cro­ni­sti­ca…
Di in­te­gra­zio­ne si par­la an­che trop­po, di ri­co­no­sci­men­to mai.
Un pic­co­lo grup­po di to­ri­ne­si, la mag­gior par­te di na­zio­na­li­tà ma­roc­chi­na, ha da­to vi­ta ne­gli ul­ti­mi me­si del 2014 a un’as­so­cia­zio­ne che po­treb­be ri­ve­lar­si in­no­va­ti­va, al­me­no nel­l’ap­proc­cio.

(continua…)

Ema­nue­le Ma­spo­li

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http://www.unacitta.it/newsite/articolo.asp?id=1021