Carpentras

dal libro “Lo chopin partiva
edizioni Una città, 2007

Le risse fra ragazzi arabi ed ebrei al tempo dell’Algeria. Quelle scritte sui muri, ricorrenti. L’idea dei genitori che non cambierà mai: “o noi o loro”, e quei racconti che ti accompagnano per tutta la vita. Il trauma di Sabra e Chatila…

Intervista a Sulamit Schneider

Erano lotte feroci, battaglie, mi ricoprivo di lividi, ero la più arrabbiata, avevo le scarpe ortopediche e picchiavo… Ho sempre dei ricordi di lotte, di litigate a scuola, anche per via di quelle scarpe grazie alle quali vincevo spesso. L’ultima sberla credo di averla data a 18 anni. Nella mia classe la metà era francese e l’altra metà erano polacchi, arabi, due o tre spagnoli e due o tre ebrei e succedeva di tutto, non solo tra arabi ed ebrei durante la guerra d’Algeria, ma perché era normale l’insulto contro il colore, contro la religione. Dunque, la profanazione del cimitero ebraico di Carpentras…

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L’anno prossimo a Gerusalemme! – di Stephen E. Bronner

Nella diaspora degli ebrei, le preghiere per la pasqua ebraica e per lo Yom Kippur si concludono con l’invocazione: “L’anno prossimo a Gerusalemme”. È perlomeno dal quindicesimo secolo che queste parole esprimono l’utopistico auspicio di fare ritorno non semplicemente a una madrepatria, ma a un luogo di redenzione. Il carattere sacro di questo desiderio è stato offuscato dall’ipocrisia. Ma sappiamo che questo ormai fa parte del gioco: il Presidente Trump deve imbrattare tutto ciò che tocca.

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Le dichiarazioni di Barak

Ha fatto molta impressione la dichiarazione dell’ex primo ministro Ehud Barak secondo il quale “Israele è stato infettato dai semi del fascismo”. “A noi tutti dovrebbe accendersi una lampadina rossa per ciò che sta facendo questo governo” ha continuato l’ex ministro. Leggi tutto “Le dichiarazioni di Barak”

Gli ultimi ebrei

Dal 1948 più di 51.000 ebrei hanno lasciato lo Yemen alla volta di Israele. La scorsa domenica sono arrivati gli ultimi diciannove: quatttordici di Raydah e una famiglia di cinque persone da Sanaa. A condurre l’operazione è stata l’Agenzia ebraica, con l’aiuto del Dipartimento di Stato americano. Con l’intensificarsi del conflitto in Etiopia, la situazione della piccola comunità ebraica locale era andata peggiorando. Nel 2008 un insegnante locale, Moshe Ya’ish Nahari, era stato assassinato e nel 2012 in un attacco antisemita era stato ucciso Aharon Zindani. Nello stesso anno, una giovane ebrea era stata costretta a convertirsi e a sposare un musulmano. Leggi tutto “Gli ultimi ebrei”

La filiera americana

Nel 1995, quando Rabin venne assassinato, i coloni israeliani erano 140.000, un “cancro” li aveva definiti, in privato, ancora nel 1977, il primo ministro. Oggi sono circa 380.000, senza contare quelli di Gerusalemme Est. Il loro peso politico, in un governo che non è mai stato così a destra, è “senza precedenti”. Il 15% di loro viene dagli Stati Uniti. Negli ultimi anni si è scoperto che dietro alcuni episodi di terrorismo ebraico c’erano proprio i coloni d’oltreoceano. Leggi tutto “La filiera americana”

Il genocidio negato

Oggi, esordisce Yossi Sarid su Haaretz, è il l’anniversario del genocidio armeno e il Papa, pur non citando il primo vero genocidio, quello del popolo Herero in Namibia, ha però fatto appello alle nazioni affinché riconoscano il genocidio armeno. Lo Stato ebraico risponderà all’appello? Leggi tutto “Il genocidio negato”

Haaretz striglia Netanyahu: “Opportunista su Charlie Hebdo”

Come tanti leader del mondo, anche Benjamin Netanyahu si è affrettato davanti ai microfoni a testimoniare la propria solidarietà verso la redazione di Charlie Hebdo. Ma, secondo Roy Isacowitz di Haaretz, lo ha fatto nel modo più volgare e ipocrita. Leggi tutto “Haaretz striglia Netanyahu: “Opportunista su Charlie Hebdo””

L’appello dei generali israeliani

Oltre cento generali israeliani invitano Benjamin Netanyahu a negoziati regionali: due stati per due popoli*.

Signor Primo Ministro,
noi sottoscritti siamo comandanti della Israeli Defense Force e ufficiali di polizia riservisti che hanno combattuto nelle guerre di Israele. Conosciamo per esperienza diretta il prezzo pesante e doloroso preteso da queste guerre; ci siamo battuti con forza per lo Stato, nella speranza che i nostri figli sarebbero vissuti qui in pace, ma la realtà è che di nuovo li stiamo mandando nei campi di battaglia e ci tocca guardarli indossare le divise e i giubbotti antiproiettile per combattere nell’Operazione Margine Protettivo. Leggi tutto “L’appello dei generali israeliani”

“Israele ai palestinesi: arrendetevi, partite o…” Un intervento di Jeff Halper (Icahd)

Per uno stato democratico in Israele/Palestina. Intervento di Jeff Halper*
L’iniziativa Kerry potrà anche non essersi conclusa in grande stile, ma il suo impatto sul conflitto israelo-palestinese è stato comunque significativo e fondamentale. Un processo politico forse futile ma la cui fine ha causato il crollo dello status quo che abbiamo conosciuto negli ultimi 47 anni mettendo in moto una serie di eventi che ci pongono di fronte a due alternative estreme su Israele e Palestina: la segregazione permanente di un intero popolo o la comparsa di un singolo stato democratico.

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