“Sorry” – lettera di Emanuele Maspoli

Una città n. 254, dicembre 2018

Cari amici,

nella città tedesca di Ulm ad inizio d’anno è stata intercettata dalla polizia una cartolina recapitata a diversi indirizzi. Nella prima facciata i volti di due giovani donne uccise recentemente in Marocco, Louisa Versterager Jespersen, ventiquattrenne danese, e Maren Ueland, norvegese di ventotto anni. Il titolo in caratteri rossi sanguinanti: “Marrakech”, in riferimento agli accordi sull’immigrazione siglati in dicembre nella città marocchina.

Leggi tutto ““Sorry” – lettera di Emanuele Maspoli”

Francesi in Siria e iraq

Secondo l’ultimo bilancio del Ministero degli interni, aggiornato al 2 settembre, ci sono 689 francesi in Siria e Iraq, di cui 275 donne e 17 minori “combattenti”; 203 sono invece i combattenti francesi rientrati dalla Siria e 195 il numero dei morti. Il flusso di andata e ritorno è rallentato all’inizio di quest’anno: 18 francesi si sono uniti ai ranghi dello Stato islamico nel primo semestre 2016 (con 12 ritorni), contro i 69 del semestre precedente (con 25 ritorni).
(lemonde.fr)

Assad e la linea rossa

La decisione di Obama di non dar seguito alle ritorsioni minacciate quando Assad ha superato la “linea rossa” usando armi chimiche è stata e continua a essere molto criticata. All’epoca Obama si giustificò accampando gli accordi in corso con la Russia per distruggere l’arsenale chimico siriano. Ora però fonti israeliane denunciano che la Siria lo scorso mese ha di nuovo usato il gas sarin (gas che si supponeva non avesse più). Leggi tutto “Assad e la linea rossa”

Nuovi confini per il Medio Oriente?

Il 17 marzo 1916, Francia e Gran Bretagna firmarono gli accordi di Sykes-Picot (dal nome dei negoziatori) che andavano a definire le rispettive sfere di influenza e quindi i confini degli stati che sarebbero nati dopo la dissoluzione dell’impero ottomano. Leggi tutto “Nuovi confini per il Medio Oriente?”

Terroristi a 14 anni?

Si sono conosciute su Facebook, senza mai incontrarsi e sempre in rete si sono radicalizzate. Due sono finite in Siria, tre volevano organizzare un attentato in Francia. Soren Seelow giornalista di “Le Monde” ha dedicato un lungo articolo alla storia di queste cinque adolescenti francesi. Leggi tutto “Terroristi a 14 anni?”

Beljihad

Non c’è solo Molenbeek, il comune nei pressi di Bruxelles dove sono cresciute tre delle menti degli attentati del 13 novembre 2015 a Parigi: secondo il Ministro degli Interni del Belgio, Jan Jambon, oltre metà dei 464 belgi che hanno combattuto in Siria o vi si trovano ora provengono dal nord del paese, in particolare da Antwerp, città del nord dove sarebbero 100 gli aderenti a Daesh. In tutto il paese, poi, sono 93 le città che ospitano almeno un foreign fighter: questo fa del Belgio il paese europeo con più residenti che hanno combattuto, o intendono farlo, per organizzazioni terroristiche internazionali.

(politico.eu)

Numeri

L’ultimo rapporto della Missione di assistenza delle Nazioni Unite per l’Iraq e dell’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani, basato su interviste a sfollati, sopravvissuti e testimoni di abusi, parla di una “violenza sconcertante” inferta sui civili iracheni da parte dello Stato islamico. Dal 1 gennaio 2014 al 31 ottobre 2015 ci sarebbero stati 18.802 civili uccisi e 36.245 feriti. Leggi tutto “Numeri”

La ricetta contro l’Isis? Lavoro, lavoro, lavoro!

James Stavridis, ammiraglio statunitense, già comandante delle forze Nato, nell’ultimo numero di Foreign Policy spiega qual è la sua ricetta: contro un nemico che crede nella tortura, nelle sevizie, nella schiavitù sessuale, va senza dubbio rafforzato un intervento militare, fatto di intelligence, ma non basta. Ciò che davvero può fare la differenza è il cosiddetto “soft power”, che significa convincere la gente senza costringerla. Leggi tutto “La ricetta contro l’Isis? Lavoro, lavoro, lavoro!”

I rifugiati e l’Isis

Gli strateghi ci insegnano che non bisogna combattere la guerra che i nostri nemici vogliono che noi combattiamo. E la paura è sempre un pessimo consigliere. Così comincia un lungo e appassionato intervento di Michael Ignatieff apparso sulla “New York Review of Books” per dire che è tempo che gli Stati Uniti ricordino cos’hanno fatto nel 57, quando hanno accolto gli ungheresi, o dopo il 75, quando hanno messo in salvo 130.000 vietnamiti e ancora il 1999, quando in un solo mese hanno aperto le porte a 4000 kosovari Leggi tutto “I rifugiati e l’Isis”