Un paese di vecchi – intervento di Francesco Ciafaloni

Una città n. 256, marzo-aprile 2019

Da lavoratori a pensionati. Le conseguenze dei mutamenti
strutturali nella società italiana per le scelte politiche possibili.

Trovo esasperanti i commenti sulla situazione italiana limitati al solo andamento del Pil, le proposte di sole misure finanziarie come strumento di politica economica. È ovvio che le misure finanziarie su grande scala, da parte della Bce, per esempio, come il quantitative easing, hanno avuto grande importanza; che la dimensione macroeconomica è importante. Mi chiedo però se sia sufficiente per capire come funziona una società e cercare di cambiarla.

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Potere grigio

Il titolo del pezzo di Edoardo Campanella uscito sul Foreign Affairs suona piuttosto provocatorio: “Perché i pensionati minacciano il futuro del continente europeo”.
Ai tempi della crisi greca, i pensionati sono diventati quasi il capro espriatorio: i creditori internazionali si sono scagliati verso un sistema che permetteva ai dipendenti pubblici di andare in pensione a 50 anni. (Per la cronaca oggi le pensioni greche sono dimezzate rispetto al 2010 e il 45% dei pensionati ha un reddito sotto la soglia di povertà).
Il problema però resta: mentre i giovani sono spinti sempre più ai margini della società, gli anziani risultano i meno copiti dalla crisi. La gerontocrazia europea, oltre a essere economicamnete insostenibile, sta diventando un problema morale. Leggi tutto “Potere grigio”

Giovani e poveri

In base ai dati Eurostat, nel 2005 gli ultra-sessantacinquenni erano la fascia più minacciata dalla povertà nella zona euro con un tasso di povertà del 19%, contro il 15% dell’insieme della popolazione.
La crisi del 2008 ha completamente ribaltato la situazione: nel 2013 gli ultra-sessantacinquenni risultavano il gruppo meno colpito dal rischio di povertà (13%), mentre i più esposti sono diventati i giovani tra i 18 e i 24 anni (22,5%). Se poi si va in Sud Europa la situazione si fa ancora più drammatica: è povero il 34% dei giovani greci, il 28% dei giovani spagnoli e il 25% dei giovani italiani e portoghesi.

“I giovani in Italia” – un appunto di Francesco Ciafaloni

Aumentano (solo) i giovani non figli di italiani. Intervento di Francesco Ciafaloni pubblicato sul n. 215 di Una città*.
I giovani come classe di età
I giovani residenti in Italia hanno in comune la caratteristica di essere pochi rispetto alla generazione precedente e quindi alla popolazione, e di essere, in considerevole e crescente percentuale, stranieri.
Delle tre fasce di età in cui vengono suddivise le popolazioni -0-14, giovani; 15-65, adulti; e più di 65, anziani- tra il 2002 e il 2012 quella dei giovani è in leggera diminuzione (dal 14,2 al 14%). Quella degli adulti passa dal 67,1 al 65,1%. Quella degli anziani dal 18,7 al 20,8%. L’indice di vecchiaia arriva a 151,4 anziani ogni cento giovani. Leggi tutto ““I giovani in Italia” – un appunto di Francesco Ciafaloni”

Tasse

Nel 2008 è stato introdotto il cosiddetto “regime dei minimi”, che ha subito qualche modifica a partire dal 1 gennaio 2012. Un regime pensato, si legge, “per l’imprenditorialità giovanile”. Infatti fino a 35 anni e con un reddito inferiore ai 30.000 euro non c’è l’Iva, non si paga l’Irap Leggi tutto “Tasse”