Sto dormendo da trent’anni – Lettera ostativa dal carcere di Catanzaro

Pasquale De Feo*, ergastolano ostativo, cioè senza alcuna speranza di uscire, mai, ci spiega perché questa pena è la più crudele di tutte.

Vi prego, svegliatemi, perché sto dormendo da trent’anni. Siccome Travaglio ha scritto che un ergastolano sconta solo sette anni e mezzo, allora ho scontato già quattro ergastoli. Quando mi scarcerate?
La realtà è un’altra. In questi tempi si è fatto crescere un allarmismo ingiustificato, dato che nella storia degli ultimi cinque secoli in Italia i reati, tutti senza esclusione, non sono mai calati così drasticamente. Leggi tutto “Sto dormendo da trent’anni – Lettera ostativa dal carcere di Catanzaro”

Lettere ostative – Dal carcere di Opera

Mi chiamo Pasquale Zagari, sono detenuto presso il carcere di Opera dopo aver espiato parte della pena in regime speciale di 41 bis. Attualmente mi trovo in regime di Alta Sicurezza dove ho appena finito di scontare l’isolamento diurno di un anno. Ho l’età anagrafica di 50 anni e posso dire che il più della mia vita l’ho trascorsa da detenuto in quanto in detenzione continua dal 1988. La mia condizione è resa ancora più dura e terribile perché tutto ciò che sto passando è immeritato e privo di significato. Questo mio scritto, forse, serve più a me stesso, ha certamente un effetto catartico perché mi fa ricordare chi sono e per cosa non devo mai smettere di credere, con la speranza che prima o poi questo incubo possa finalmente terminare. Leggi tutto “Lettere ostative – Dal carcere di Opera”

Lettere ostative – dal carcere di Catanzaro

Gio­van­ni Fa­ri­na ci scrive dal car­ce­re di Ca­tan­za­ro.

Ho let­to il li­bro “Ur­la a bas­sa vo­ce”, cu­ra­to da Fran­ce­sca de Ca­ro­lis, e qual­che al­tro ar­ti­co­lo da lei scrit­to in qual­che ri­vi­sta.
Non mi pia­ce es­se­re ri­pe­ti­ti­vo, sap­pia­mo che l’er­ga­sto­lo osta­ti­vo è una con­dan­na a vi­ta, che si esce di ga­le­ra so­lo da mor­ti. Ma sen­tia­mo di­re da mol­ti “sag­gi”, che pos­so­no da­re in­for­ma­zio­ni in te­le­vi­sio­ne, che l’er­ga­sto­lo in Ita­lia non c’è.
Il Co­di­ce Pe­na­le lo pre­ve­de, ma con­ti­nuo a sen­ti­re dai “sag­gi” che vi­vo­no fuo­ri dal­le mu­ra di un car­ce­re, e lo di­co­no con con­vin­zio­ne, che nes­sun re­clu­so con­dan­na­to al­l’er­ga­sto­lo scon­ta que­sta pe­na, ma che si esce do­po po­chi an­ni di pri­gio­ne.
Il gior­na­li­sta Bru­no Ve­spa, al pro­gram­ma di San­to­ro, ha det­to che la pe­na del­l’er­ga­sto­lo in Ita­lia non c’è. Si ve­de che lui è più in­for­ma­to di chi l’ha su­bì­to e lo sta su­ben­do da tren­ta, qua­ran­t’an­ni…
La de Ca­ro­lis ci­ta spes­so un ar­go­men­to mol­to im­por­tan­te sul­l’a­mo­re, sul­la ses­sua­li­tà del car­ce­ra­to. L’uo­mo in pri­gio­ne non ne par­la per­ché si è ras­se­gna­to a vi­ve­re la ca­stra­zio­ne for­za­ta che uno Sta­to re­tro­gra­do gli im­po­ne con le sue leg­gi.
Il rap­por­to ses­sua­le con la pro­pria mo­glie, con la pro­pria don­na, è una ne­ces­si­tà na­tu­ra­le, che ogni uo­mo e ogni don­na sen­te nel­le sue gior­na­te di vi­ta. Ne­gar­lo è un de­lit­to con­tro na­tu­ra, è per un car­ce­ra­to una tor­tu­ra fi­si­ca e men­ta­le. Leggi tutto “Lettere ostative – dal carcere di Catanzaro”