Il “popolo” della Costituzione e quello dei populismi – intervento di Francesco Ciafaloni

Una città n. 260, ottobre 2019

I movimenti, le forze politiche nuove e vincenti degli ultimi anni, il M5S e la Lega, non si definiscono attraverso idee sociali o politiche ma attraverso dichiarazioni identitarie, immagini, slogan, richieste eversive.
Salvini ha chiesto addirittura i “pieni poteri”, una investitura popolare totalitaria. Continua a ripetere di rappresentare i 60 milioni di italiani, mentre rappresenta il 30% dei votanti, che sono il 60% degli aventi diritto al voto.

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Il socialfascismo che non muore mai

Alle comunali di Forlì ho votato Calderoni e la sua lista civica. Ovviamente. Alle europee Pd (preferenza Guerra). Il secondo voto, a differenza del primo, l’ho dato a malincuore, perché da tempo non amo più il Partito Democratico, ma credo nell’Europa. Devo però confessare che l’ho dato anche “a scanso di equivoci” (e di questo un po’ mi vergogno perché la ricerca del “rispetto umano” è sempre peccato e, se ricordo bene, mortale). Voglio dire che ormai a sinistra c’è un tale clima di astio, di risentimento verso chi ti ha sconfitto, che non ci vuole niente che a qualcuno, compreso gli amici politici, si appiccichino etichette ai propri occhi infamanti: se dici che il pd deve dialogare con i cinquestelle sei un grillino (la qual cosa per me non sarebbe per nulla infamante, solo che non è vera), se dici che la parola d’ordine “accogliamoli tutti” è demenziale, sei un leghista salviniano e se solo provi ad argomentare niente niente diventi un razzista. Per non parlare, poi, della sinistra comunista, che, dicono, non voterà Calderoni per non votare con il Pd, ormai considerato il nemico principale. Meglio un governo leghista. Sembra che a sinistra il socialfascismo – combattiamo innanzitutto i democratici perché non sono che la mascheratura pericolosa dei padroni e dei fascisti – non sia mai passato.
A costo di essere ridicolo emanerò delle sentenze:
L’astio e il risentimento fanno diventare stupidi; la propria onestà e libertà intellettuale è il bene più prezioso e la si può perdere in ogni momento; se la destra vince, la sinistra deve chiedersi dove ha sbagliato.

Elezioni in Iran

La scorsa settimana, in Iran, le file fuori dei seggi erano talmente lunghe che la commissione elettorale ha dovuto posticipare la chiusura ben cinque volte. I religiosi hanno gettato fango sui candidati, ma non potevano permettersi di gettare fango sulla gente. Muhammad Zarif, il ministro degli esteri che ha negoziato l’accordo sul nucleare, è stato applaudito. Muhammad Khatami, che nonostante sia sparito dai media resta la figura più popolare, è stato accolto ai seggi come un eroe. Leggi tutto “Elezioni in Iran”

Il berlusconismo si cura viaggiando

Secondo un articolo di El Pais, principale quotidiano spagnolo, l’unica cura al berlusconismo è quella di viaggiare. Lo dimostrerebbe chiaramente l’analisi del voto dei tre milioni di residenti italiani all’estero, che offre un’immagine molto diversa da quella del voto in Italia. Leggi tutto “Il berlusconismo si cura viaggiando”

Ciò che Israele vuole

All’indomani delle elezioni, Gideon Levy interpreta con pessimismo i risultati che a suo avviso rivelano però molto chiaramente ciò che Israele vuole. Un candidato palesemente non politico, giornalista e presentatore televisivo che raramente affronta temi politici è risultato il vincitore delle elezioni meno politiche mai tenutesi in Israele. D’altra parte una campagna elettorale fatta di “Un po’ di tutto e molto di niente” non poteva che portare a un risultato di questo tipo. Dai risultati Levy trae una conclusione chiara: Israele non vuole niente, solo essere lasciato in pace. Leggi tutto “Ciò che Israele vuole”