Editoriale del n. 218 di Una città

La copertina è un atto dovuto.
La “visita”, in penultima, è alla tomba di Said Mekbel, giornalista di “Le Matin” assassinato il 3 dicembre 1994, il giorno stesso in cui aveva pubblicato le seguenti parole: “È lui quel ladro che la sera torna a casa camminando rasente i muri; il padre che raccomanda ai figli di non parlare del lavoro che fa; il povero cittadino al palazzo di giustizia in attesa di andare davanti ai giudici… Il vagabondo che non sa più dove trascorrere la notte. […] Quest’uomo che non vuole morire sgozzato, è lui. Il corpo su cui ricuciono una testa tagliata, è lui. È lui che con le mani non sa fare altro che scrivere i suoi piccoli pezzi. Lui che spera contro la speranza, dato che le rose nascono sui mucchi di letame. Lui che è tutto questo e solo questo: un giornalista”.
Said Mekbel era reduce da un giro di conferenze in Europa per raccogliere solidarietà ai democratici e ai civili algerini sotto attacco dei terroristi islamisti. Aveva incontrato il gelo; peggio: il sospetto di essere mandato dai servizi di sicurezza del regime algerino. Era rimasto talmente sconvolto da scegliere consapevolmente di mantenere le sue abitudini quotidiane nel momento in cui tutti i suoi colleghi entravano in semiclandestinità. Fu ucciso nel ristorante in cui pranzava ogni giorno.
L’Europa non aveva capito o non aveva voluto capire.
Avremo capito ora?

Editoriale del n. 214

L’editoriale di apertura del n. 214, con i temi del mese. Per il sommario completo, visitate questo link.
 
copertina214La copertina, che ritrae alcune giovani curde peshmerga, la dedichiamo a tutti coloro che, in armi, si oppongono a chi pratica la “pulizia religiosa”, a chi vorrebbe cacciarli dalla loro terra o sterminarli o convertirli con la forza. La dedichiamo alle donne, il cui statuto di minorità è il primo e ultimo obiettivo di questi fascisti musulmani. Come ci disse André Glucksmann, più di dieci anni fa, siamo di fronte alla terza ondata totalitaria in un secolo: dopo la nera e la rossa, la verde. Ci illudevamo che dopo la sconfitta degli islamisti in Algeria il peggio fosse passato. L’onda invece è lunga e quella di piena forse deve ancora arrivare. Nessuna analisi degli errori e anche dei crimini occidentali, che va fatta perché serve e perché è giusto, cambia di un filo il compito dell’oggi: sconfiggere chi non vuole che le bambine studino, chi decapita giornalisti e prigionieri. Con tutta la forza necessaria e a ogni costo.

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