Qual è il nostro posto? Lettera dall’Inghilterra di Belona Greenwood

Una Città 266 / maggio 2020

Cari amici,
ci sono persone disposte a credere a qualunque cosa -senza offesa per i Mormoni o i seguaci di Scientology, i cui miti fondanti tuttavia ricordano molto la serie di fantascienza “Dr Who”. Ne sono una prova le teorie cospirazioniste che, pur posizionandosi sull’orlo della follia, circolano ampiamente sui social media; come lo sono le varie storie inventate, le esagerazioni deliberate, gli stravolgimenti della realtà, le affermazioni ingannevoli, le mezze verità e le mistificazioni del governo. Anche quando i media li hanno smascherati, noi andremmo considerati comunque loro complici, o perché non abbiamo messo in dubbio quello che ci propinavano, o perché abbiamo trovato loro delle giustificazioni, o perché semplicemente abbiamo pensato: “No, non possono essere davvero tutte menzogne e falsità, questo è il Regno Unito!”.

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Extinction Rebellion – lettera di Belona Greenwood

Una Città 260 – ottobre 2019

Cari amici,
nel verdeggiante villaggio di Brundall, nelle campagne di Norfolk, è stato messo in vendita un edificio piuttosto insolito. La sua posizione costituisce una forte attrattiva alla vendita, per non parlare del fatto che non ha alcuna finestra, altra caratteristica che contribuisce alla sua originalità. Per accedervi è necessario scendere una scala di metallo in un pozzo di cemento profondo cinque metri. Questa sorta di scrigno di cui vi parlo è uno dei trentacinque bunker antiatomici dell’area, ma ovviamente ha ben più valore del comune rifugio da giardino: era infatti stato designato come “stazione principale” ed equipaggiato con strumenti per la comunicazione radio. È pure schermato contro gli impulsi elettromagnetici delle esplosioni nucleari; avrebbe dovuto ospitare i membri della United Kingdom Warning and Monitoring Organisation (l’ente civile ora disciolto il cui compito era comunicare alle autorità dati su un’eventuale esplosione nucleare).

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