A zero ore

I sindacati inglesi denunciano un abuso endemico delle leggi sul salario minimo, specie tra i lavoratori impegnati nell’assistenza agli anziani e ai non autosufficienti. Nel mirino ci sono in particolare i cosiddetti “contratti a zero ore”, contratti inizialmente pensati per studenti e che non prevedono un minimo di ore lavorative a settimana né una copertura in caso di malattia o ferie Leggi tutto “A zero ore”

“I giovani in Italia” – un appunto di Francesco Ciafaloni

Aumentano (solo) i giovani non figli di italiani. Intervento di Francesco Ciafaloni pubblicato sul n. 215 di Una città*.
I giovani come classe di età
I giovani residenti in Italia hanno in comune la caratteristica di essere pochi rispetto alla generazione precedente e quindi alla popolazione, e di essere, in considerevole e crescente percentuale, stranieri.
Delle tre fasce di età in cui vengono suddivise le popolazioni -0-14, giovani; 15-65, adulti; e più di 65, anziani- tra il 2002 e il 2012 quella dei giovani è in leggera diminuzione (dal 14,2 al 14%). Quella degli adulti passa dal 67,1 al 65,1%. Quella degli anziani dal 18,7 al 20,8%. L’indice di vecchiaia arriva a 151,4 anziani ogni cento giovani. Leggi tutto ““I giovani in Italia” – un appunto di Francesco Ciafaloni”

Upcare

Ne ha parlato il Sole24ore: Upcare è il primo sistema che unisce nella medesima piattaforma teleassistenza e telemedicina. Ideato da una srl bolognese, in collaborazione con l’Università, è rivolto agli anziani che vivono soli, a persone con disabilità o più semplicemente fragili. Va oltre la cosiddetta Weareable Technology, nel senso che non c’è niente da insossare: a lanciare l’Sos sono dei sensori disseminati per casa. Il costo di set up iniziale è contenuto: circa duemila euro. La piattaforma UpCare rileva: “cadute, immobilità, allagamenti, fughe di gas, ma anche peso, pressione, glicemia, inviando allarmi e segnalazioni alla famiglia dell’anziano e, volendo, a un reparto d’ospedale, a un centro servizi o a un medico”.
(sole24ore)

Case di riposo o prigioni?

Le case di riposo sono assimilabili a luoghi di detenzione? La domanda -scioccante- è stata posta da Jean-Marie Delarue, il Controllore generale dei luoghi di “privazione della libertà”, che il 25 febbraio ha reso pubblico il suo rapporto annuale.
Delarue ha fatto un parallelo tra le prigioni e gli ospedali psichiatrici, da una parte, e le case di riposo dall’altra, riconoscendo che, anche se giuridicamente “non hanno niente a che vedere” gli uni con le atre, sul piano del funzionamento “c’è tutto da vedere” Leggi tutto “Case di riposo o prigioni?”