Anna Maria Capri e Alba Donati – Novecento poetico italiano

Una città n.264, marzo 2020

Dunque alla fine del Novecento, dagli anni Novanta in poi, nella poesia italiana si verifica un fenomeno nuovo: compaiono dei personaggi. Non me ne resi conto subito e non mi pare che nessun critico abbia notato la cosa. In realtà, all’inizio, fu quasi esclusivamente Bianca Tarozzi, se non sbaglio, a far entrare in scena personaggi, soprattutto femminili, del genere poetico da lei preferito e che inconfondibilmente la caratterizza: il racconto in versi, o poemetto narrativo.

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Poesie che si ricordano – Novecento poetico italiano

Novecento poetico italiano di Alfonso Berardinelli

Che cos’è, chi è un poeta? A chi si può dare il nome di poeta? A chi ha pubblicato uno o più libri di versi come che siano, o a chi ha scritto delle poesie che si ricordano e si ha voglia di rileggere? In quel vero e proprio oceano che è oggi la produzione di testi etichettabili come poetici, sarebbe molto utile un criterio che permetta di distinguere fra “strane parole” e vere poesie.

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Ancora ultimi poeti – Novecento poetico italiano

Novecento poetico italiano di Alfonso Berardinelli

C’è un libro di Peter Handke, uno dei suoi migliori, che riguarda la vita di sua madre ma che nel titolo definisce una dimensione, uno strato subliminale, seminascosto della vita, di cui non è facile parlare e di fronte al quale perfino la letteratura, in prosa e in versi, spesso si arrende. Quel titolo è: Infelicità senza desideri e sembra che la sua grigia foschia sia sempre lì in agguato per avvolgere, prima o poi, la vita di tutti, o di molti e di ognuno.

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Cosa dicono le antologie. De Angelis, Valduga – Novecento poetico italiano

Novecento poetico italiano di Alfonso Berardinelli

Negli ultimi cinquant’anni le antologie di poeti italiani sono state numerose come mai prima. Di alcune si è parlato di più, di altre meno, ma le più discutibili sono state quelle in cui i poeti nati dal 1900 al 1930 sono stati messi insieme a quelli nati dopo il 1935: si fingeva così una continuità storica e letteraria che in realtà non c’era. Insomma, come partire da Carducci e continuare con Ungaretti. Le ragioni della sorprendente discontinuità che invece c’è stata, non è facile enumerarle tutte.

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Un altro dittico. Giuseppe Conte e Giorgio Manacorda – Novecento poetico italiano

Novecento poetico italiano di Alfonso Berardinelli

Quando si considera nel suo insieme la “nuova poesia italiana”, che continuiamo a pensare come “nuova” sebbene sia passato ormai mezzo secolo dalla sua comparsa, si ha spesso l’impressione che sia rimasta in prevalenza una poesia di eterni esordienti. L’idea di una crescita e maturazione delle personalità poetiche, che dopo gli esordi giovanili sviluppino sempre più consapevolmente e con crescente capacità tecnica i loro temi iniziali, è oggi difficile da applicare alla maggior parte degli autori.

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Zeichen o la poesia come artificioi. Bordini o la poesia come non artificio – Novecento poetico italiano

Novecento poetico italiano di Alfonso Berardinelli

C’è stato un momento, fra il 1975 e il 1980, più a Roma che a Milano, in cui l’emergere di una nuova poesia tendeva a sovrapporsi, fino a volte a coincidere, con l’apparizione di “personaggi poetici”, di autori cioè che entravano nella scena letteraria come si entra in un teatro. Sembrava che in questi autori la “poeticità” della persona, del suo modo di essere e di vivere, contasse e suggestionasse non meno, o forse più, delle poesie scritte. La poesia e l’essere poeti erano una cosa sola. E per essere poeti bisognava mostrare di esserlo prima nella vita e nell’immagine e poi nella scrittura.

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Anni Ottanta: lo stile tardo di Caproni e Bertolucci – Novecento poetico italiano

Novecento poetico italiano di Alfonso Berardinelli

La produzione tarda di Attilio Bertolucci e di Giorgio Caproni, come del resto quella di Montale, mostra quanto la cronologia di opere poetiche possa spezzarsi e ricomporsi in modo sorprendente. Come Montale, da Satura (1971) in poi, arrivò a mettere in ombra per un decennio poeti di venti o trent’anni più giovani di lui come Zanzotto e Giudici, Pasolini, Pagliarani e Sanguineti, così nel decennio 1980-1990 sia Bertolucci che Caproni, considerati in precedenza marginali, vissero anni di protagonismo attirando su di sé un’attenzione mai in precedenza altrettanto ricevuta.

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Poeti postmoderni anni Settanta – Novecento poetico italiano

Novecento poetico italiano di Alfonso Berardinelli

Che genere di testi erano quelli che nel 1975 furono antologizzati nel Pubblico della poesia? Di postmoderno e postmodernità, termini e concetti nati e usati soprattutto in area anglosassone, non si discuteva ancora. Ma quando più tardi le discussioni in proposito divennero poco meno che maniacali, ci si rese conto che in Italia la cosa aveva coinciso con il “dopo ’68” in politica e in letteratura con la vasta, ultima produzione di Montale dopo il 1971 (da Satura in poi), con il successo di massa di un romanzo come La Storia di Elsa Morante (1974) e con l’ondata improvvisa di nuova poesia e di nuovi poeti a partire dalla metà del decennio.

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Nasce una poesia postmoderna – Novecento poetico italiano

Novecento poetico italiano – di Alfonso Berardinelli

Dopo le esplosioni di novità culturali e politiche che si ebbero dopo la metà degli anni Cinquanta e fino a quel cosiddetto anno fatale che fu il 1968, fu come se all’improvviso si interrompesse quella paradossale “continuità rivoluzionaria” che aveva legato gli intellettuali illuministi alle avanguardie novecentesche di ogni genere.

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Elsa Morante e la poesia – Novecento poetico italiano

Novecento poetico italiano – di Alfonso Berardinelli

C’è un sonetto di Auden (The Novelist) nel quale la vocazione, il temperamento, il destino del poeta vengono nettamente distinti, anzi contrapposti, a quelli del narratore. Mentre il poeta, dice Auden, è “imprigionato nel suo talento come in un’uniforme, sa sorprenderci come un uragano e muore giovane” (cioè non riesce a entrare nell’età matura), il narratore, al contrario, deve lottare per uscire dal suo “boysh gift”, deve andare oltre il suo dono giovanile e imparare a convivere con la goffa, noiosa, inelegante vita comune, condividendo con tutti colpe e desideri.

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