Carpentras

dal libro “Lo chopin partiva
edizioni Una città, 2007

Le risse fra ragazzi arabi ed ebrei al tempo dell’Algeria. Quelle scritte sui muri, ricorrenti. L’idea dei genitori che non cambierà mai: “o noi o loro”, e quei racconti che ti accompagnano per tutta la vita. Il trauma di Sabra e Chatila…

Intervista a Sulamit Schneider

Erano lotte feroci, battaglie, mi ricoprivo di lividi, ero la più arrabbiata, avevo le scarpe ortopediche e picchiavo… Ho sempre dei ricordi di lotte, di litigate a scuola, anche per via di quelle scarpe grazie alle quali vincevo spesso. L’ultima sberla credo di averla data a 18 anni. Nella mia classe la metà era francese e l’altra metà erano polacchi, arabi, due o tre spagnoli e due o tre ebrei e succedeva di tutto, non solo tra arabi ed ebrei durante la guerra d’Algeria, ma perché era normale l’insulto contro il colore, contro la religione. Dunque, la profanazione del cimitero ebraico di Carpentras…

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Ho imparato a chiedere

Una Città n. 205, agosto-settembre 2013

Un dolore all’anca che arriva all’improvviso mentre si è ospiti di un’amica e in pochi minuti il corpo che non risponde più, la corsa in ospedale, il ricovero nella Stroke Unit e poi la riabilitazione, durissima, la diagnosi che resta dubbia… e in tutto questo però l’inaspettata disponibilità delle tante amiche, la dedizione del marito, una vita da reinventare… Intervista a Vita Cosentino.

Vita Cosentino ha insegnato nelle scuole medie a Venezia e a Sesto San Giovanni. Ha animato con altre e altri docenti il movimento di Autoriforma della Scuola. Insieme a Maria Cristina Mecenero, Daniela Ughetta e Manuela Vigorita ha scritto un film intitolato “L’amore che non scordo. Quattro storie di maestre e un maestro”. Fa parte del collettivo della Libreria delle Donne di Milano ed è nella redazione della rivista “Via Dogana”. Il libro di cui si parla nell’intervista è Tam tam, Nottetempo 2013.

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La paura della paura degli altri…

Da Una città n. 39, marzo 1995

Una malattia tradita dalla borghesia e dalla cultura. Il rischio di creare ghetti per moribondi. Le devastazioni prodotte nelle famiglie e nell’opera di prevenzione dall’immagine dell’ammalato come appestato. La paura della paura degli altri… Intervista a Ulla Barzaghi

A quella data, fine ’86, avevamo già fatto il nostro bravo percorso attraverso i pregiudizi, avevamo imparato a vivere serenamente accanto a un figlio omosessuale, io avevo assorbito anche lo shock di pensarlo in pericolo. “Oddio, gli altri gli faranno del male?” è la domanda che tormenta una mamma.

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