“24 dei miei 36 anni…” Marcello Dell’Anna, detenuto ostativo

Lettera* di Marcello Dell’Anna, ergastolano ostativo -cioè senza possibilità di uscire, mai.
“La fine dell’alba”, andrà in scena questa sera al teatro Eliseo, protagonisti gli attori della Compagnia Stabile Assai del carcere di Rebibbia. Si replica domani, 13 giugno, nel penitenziario di Badu ‘e Carros, dove si terrà anche l’incontro conclusivo del corso “La scommessa trattamentale”, durante il quale verrà presentata la dispensa delle giornate di studio svoltesi a febbraio e marzo 2014, realizzata in collaborazione con la Scuola Forense, e a cura dell’avvocato Monica Murru e del dottor Marcello Dell’Anna”. (da “La nuova Sardegna”).

Riprendo brani dagli articoli di giornale attinenti al permesso, ex art. 30 comma 2, che mi è stato concesso per determinati “eventi lieti”, che mi hanno visto protagonista in questi ultimi giorni. È la conclusione straordinaria di un lavoro iniziato con quattro seminari giuridici che si sono svolti tra febbraio e marzo, dove molto interesse aveva suscitato il mio intervento. Forse perché non è stato di taglio accademico ma pragmatico, data la mia esperienza di vita, avendo vissuto nelle patrie galere, sino ad oggi, più di 24 dei miei 46 anni…
Penso sia importante parlarne. Ritengo che tali sviluppi siano il risultato di chi “non accetta di rimanere relegato nell’ombra”, ma lotta affinché prevalga sempre la parte migliore di quelli che siamo oggi e non di quella “fotografia” che ci è stata scattata oltre venticinque anni fa e raffigurante ormai non solo un’immagine sbiadita, ma un’altra persona.

*Pubblicata nel n.215 di Una città. Leggi tutto qui: http://unacitta.it/newsite/articolo.asp?id=988

Sto dormendo da trent’anni – Lettera ostativa dal carcere di Catanzaro

Pasquale De Feo*, ergastolano ostativo, cioè senza alcuna speranza di uscire, mai, ci spiega perché questa pena è la più crudele di tutte.

Vi prego, svegliatemi, perché sto dormendo da trent’anni. Siccome Travaglio ha scritto che un ergastolano sconta solo sette anni e mezzo, allora ho scontato già quattro ergastoli. Quando mi scarcerate?
La realtà è un’altra. In questi tempi si è fatto crescere un allarmismo ingiustificato, dato che nella storia degli ultimi cinque secoli in Italia i reati, tutti senza esclusione, non sono mai calati così drasticamente. Leggi tutto “Sto dormendo da trent’anni – Lettera ostativa dal carcere di Catanzaro”

Il galeotto Giovanni – Lettera ostativa da Catanzaro

Giovanni Farina, ergastolano ostativo, cioè senza alcuna speranza di uscire, mai, ci racconta la storia di Giovanni De Luca, galeotto e soldato valoroso*.

Mi chiamo Farina Giovanni, sono un ergastolano “ostativo” attualmente nell’Istituto di Pena di Catanzaro. Mi trovo in detenzione dal 1975.

Non è vero che in Italia tutti gli uomini sono trattati con uguaglianza, come dice la Costituzione. Ci sono persone di serie A e ci sono persone di serie B, anche per la giustizia, che dovrebbe essere uguale per tutti.
Quando ero ragazzo mio padre aveva un aiuto pastore che lo aiutava a custodire gli animali che avevamo nell’ovile. Si chiamava Giovanni De Luca, era originario della Calabria, del crotonese. Negli anni che passò a casa mia vengo a sapere qualche cosa della sua vita: era stato in galera e l’avevano condannato all’ergastolo per un omicidio del quale si è sempre dichiarato innocente. Mentre stava scontando la condanna a vita in galera, scoppia la Seconda guerra mondiale. Lo Stato italiano divulga nelle prigioni una circolare con la promessa che chi dei prigionieri fosse andato in guerra volontario, e fosse sopravvissuto, avrebbe avuto la grazia sulla pena che stava scontando, qualsiasi fosse la condanna. Leggi tutto “Il galeotto Giovanni – Lettera ostativa da Catanzaro”

Lettere ostative – Dal carcere di Opera

Mi chiamo Pasquale Zagari, sono detenuto presso il carcere di Opera dopo aver espiato parte della pena in regime speciale di 41 bis. Attualmente mi trovo in regime di Alta Sicurezza dove ho appena finito di scontare l’isolamento diurno di un anno. Ho l’età anagrafica di 50 anni e posso dire che il più della mia vita l’ho trascorsa da detenuto in quanto in detenzione continua dal 1988. La mia condizione è resa ancora più dura e terribile perché tutto ciò che sto passando è immeritato e privo di significato. Questo mio scritto, forse, serve più a me stesso, ha certamente un effetto catartico perché mi fa ricordare chi sono e per cosa non devo mai smettere di credere, con la speranza che prima o poi questo incubo possa finalmente terminare. Leggi tutto “Lettere ostative – Dal carcere di Opera”

Lettere ostative – dal carcere di Catanzaro

All’inizio dell’estate la ministra della giustizia Cancellieri ha dichiarato ai giornalisti che il sistema del carcere di Bollate bisogna esportarlo in tutta l’Europa. Ormai i proclami sono diventati patrimonio di tutti i politici; Berlusconi ha fatto scuola, come bravi studenti se ne sono un po’ tutti appropriati nell’emanare proclami e nel creare emergenze.
Sono vent’anni che la Corte Europea emana sentenze contro la barbaria delle carceri italiane, nulla è stato fatto nel senso dell’umanità e del rispetto della Costituzione.
Ancora oggi l’orrore regna sovrano nella maggioranza dei penitenziari della penisola, le baronie sono padrone delle Direzioni delle carceri che interpretano i regolamenti invece di applicarli. Su tutto ciò l’omertà impera come nelle sette segrete, con la complicità di tutti, nessuno escluso. L’arbitrio in assoluto è nel regime di tortura del 41 bis; la cosa più strana è che la ministra Cancellieri ha puntualizzato che la tortura del 41 bis non si tocca. Lei vorrebbe esportare la civiltà del carcere di Bollate (Milano) in tutta Europa, qualcuno dovrebbe dirle che prima bisogna esportarlo su tutto il territorio nazionale, iniziando ad aprire il carcere di Laureana, l’unico che competeva con Bollate e che alcuni mesi fa è stato chiuso. Leggi tutto “Lettere ostative – dal carcere di Catanzaro”

Lettere ostative – dal carcere di Spoleto

Carmelo Musumeci dal carcere di Spoleto

Chi sono. Sono un “uomo ombra”, così gli ergastolani ostativi a qualsiasi beneficio penitenziario si chiamano fra di loro. Sono un “cattivo e colpevole per sempre”, destinato a morire in carcere se non parlo e faccio arrestare qualcuno, che prenda il mio posto… Sono in carcere interrottamente da ventidue anni, solo una volta, nel maggio 2011, mi è stato concesso un permesso di necessità di undici ore, per andare a laurearmi da uomo libero. Leggi tutto “Lettere ostative – dal carcere di Spoleto”

Lettere ostative – dal carcere di Catanzaro

Gio­van­ni Fa­ri­na ci scrive dal car­ce­re di Ca­tan­za­ro.

Ho let­to il li­bro “Ur­la a bas­sa vo­ce”, cu­ra­to da Fran­ce­sca de Ca­ro­lis, e qual­che al­tro ar­ti­co­lo da lei scrit­to in qual­che ri­vi­sta.
Non mi pia­ce es­se­re ri­pe­ti­ti­vo, sap­pia­mo che l’er­ga­sto­lo osta­ti­vo è una con­dan­na a vi­ta, che si esce di ga­le­ra so­lo da mor­ti. Ma sen­tia­mo di­re da mol­ti “sag­gi”, che pos­so­no da­re in­for­ma­zio­ni in te­le­vi­sio­ne, che l’er­ga­sto­lo in Ita­lia non c’è.
Il Co­di­ce Pe­na­le lo pre­ve­de, ma con­ti­nuo a sen­ti­re dai “sag­gi” che vi­vo­no fuo­ri dal­le mu­ra di un car­ce­re, e lo di­co­no con con­vin­zio­ne, che nes­sun re­clu­so con­dan­na­to al­l’er­ga­sto­lo scon­ta que­sta pe­na, ma che si esce do­po po­chi an­ni di pri­gio­ne.
Il gior­na­li­sta Bru­no Ve­spa, al pro­gram­ma di San­to­ro, ha det­to che la pe­na del­l’er­ga­sto­lo in Ita­lia non c’è. Si ve­de che lui è più in­for­ma­to di chi l’ha su­bì­to e lo sta su­ben­do da tren­ta, qua­ran­t’an­ni…
La de Ca­ro­lis ci­ta spes­so un ar­go­men­to mol­to im­por­tan­te sul­l’a­mo­re, sul­la ses­sua­li­tà del car­ce­ra­to. L’uo­mo in pri­gio­ne non ne par­la per­ché si è ras­se­gna­to a vi­ve­re la ca­stra­zio­ne for­za­ta che uno Sta­to re­tro­gra­do gli im­po­ne con le sue leg­gi.
Il rap­por­to ses­sua­le con la pro­pria mo­glie, con la pro­pria don­na, è una ne­ces­si­tà na­tu­ra­le, che ogni uo­mo e ogni don­na sen­te nel­le sue gior­na­te di vi­ta. Ne­gar­lo è un de­lit­to con­tro na­tu­ra, è per un car­ce­ra­to una tor­tu­ra fi­si­ca e men­ta­le. Leggi tutto “Lettere ostative – dal carcere di Catanzaro”

Lettere ostative – dal carcere di Opera

Una legge va sempre rispettata oppure si rispetta solo quando fa comodo?
Quando a Socrate i discepoli proposero la fuga dopo aver già corrotto il carceriere, lui scelse di non scappare e bevve la cicuta. Perché lo fece? Aveva la possibilità di rimediare all’errore degli esseri umani che lo condannarono a morte attraverso la giustizia e le sue leggi. Ma non lo fece, preferì morire. Subito dopo la sua esecuzione i Greci si resero conto di aver commesso il più grande errore che oggi, a buon diritto, dopo la crocifissione di Cristo, può essere definito il più grave errore della storia umana. Se Socrate fosse fuggito, i Greci avrebbero capito lo stesso che era stato un errore condannarlo? Leggi tutto “Lettere ostative – dal carcere di Opera”