L’estate di Hong Kong – di Ilaria Maria Sala

“Lennon Wall”, uno dei muri dei post-it, dove vengono affissi messaggi di incoraggiamento e sostegno per i manifestanti.

Cari amici,
dopo tre mesi e mezzo di manifestazioni pro-democrazia, che si concludono quasi sempre con scontri violenti con la polizia, e contro-manifestazioni pro-Partito comunista (alle quali la polizia a malapena si presenta), le fratture che dividono Hong Kong sono molteplici. Una mia amica cinese (ovvero, della Cina continentale) l’11 settembre mi ha mandato un messaggio via Whatsapp: “Ci saranno attacchi terroristici questa notte! I manifestanti più radicali vogliono incendiare i parchi naturali!”. Ho cercato di calmarla, chiedendole dove avesse letto la notizia, e se fosse una fonte affidabile. Le era arrivata via WeChat (sorta di whatsapp cinese, ma con più funzioni -tutte controllabili e censurabili dalla sicurezza cinese) ed era stata riportata dal quotidiano “China Daily”, giornale cinese di lingua inglese, sotto censura e controllo come tutta la stampa cinese.

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Lo stemma cinese – lettera di Ilaria Maria Sala

Una Città258 / 2019 giugno-luglio

Cari amici,
Hong Kong sta attraversando la sua estate più buia – ed è difficile scriverne senza sentirne tutto il peso. Mentre ero qui seduta a scrivervi, è stato confermato il quinto suicidio: i dettagli non sono noti, dato che a Hong Kong si presta molta attenzione a come si parla di suicidi, per non incoraggiare emulazioni. Quello che so è che di nuovo una persona giovane, di Hong Kong, si è sentita talmente sconfortata dalla situazione politica, che ha preferito togliersi la vita.

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L’abito da sposa – Lettera dalla Cina di Ilaria Maria Sala

Una Città255 / 2019 febbraio

Cari amici,

durante le vacanze del capodanno cinese, la mia amica Mei era molto emozionata: si è appena fidanzata, e il suo futuro marito le ha chiesto di trascorrere le vacanze insieme alla sua famiglia, in una piccola città del Guangdong. Sono due persone intelligenti, piene di senso dell’umorismo, e con una capacità di pensiero critico che ha del miracoloso, a riprova che gli esseri umani non possono essere interamente programmati dalla propaganda e dalle autorità. Dovendovi raccontare dettagli privati, preciso che né lei, che ho appena chiamato Mei, né lui, che chiamerò Ding, si chiamano davvero così. Dunque, prima della fatidica presentazione ai genitori, con tanto di soggiorno di una settimana a casa loro, Mei mi ha chiesto di vederci perché voleva alcuni consigli.

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La nuova grande muraglia – Lettera di Ilaria Maria Sala

Una Città253 / 2018 novembre

Cari amici, 

non so quanto seguiate le relazioni estere della Cina. In queste settimane di fine 2018, Pechino sta portando avanti una battaglia rabbiosa con il Canada, colpevole di aver rispettato un trattato di estradizione con gli Usa, e aver arrestato la direttrice finanziaria della Huawei. Si tratta dell’azienda di telefonia mobile che molti (tranne l’Italia, non so davvero perché) temono per i suoi stretti legami con il governo cinese e l’esercito, e per il fatto che, dovunque operi, sottostà alle leggi cinesi che prevedono che debba fornire informazioni sui suoi utenti se il governo cinese decide che sia necessario.

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Il ponte più lungo del mondo – Lettera di Ilaria Maria Sala

Una Città252 / 2018 ottobre

Cari amici, da qualche tempo, si direbbe che la propaganda martellante sulla Nuova Via della Seta stia diventando un po’ meno insistente: c’è ancora, ci mancherebbe, ma è più sfumata rispetto al suo massimo momento di gloria, che direi risalga a circa un anno e mezzo fa. Non che si sia prossimi a sbarazzarsene, però nelle città cinesi ora ci sono anche altri slogan. È un’evoluzione sottile, che all’esterno del Paese non credo ancora si noti. Anche a Hong Kong, ci sono più sciocchezze dedicate alla Nuova Via della Seta che non a Shanghai o a Pechino, ma accanto a queste si fanno ormai strada anche nuovi slogan.

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La Cina in Senegal – Lettera dall Cina di Ilaria Maria Sala

Una Città250 / 2018 giugno-luglio

Cari amici,
oggi vi scrivo da Dakar, dove sono da alcune settimane. In questo momento, la capitale senegalese si prepara ad accogliere in pompa magna il presidente cinese e -titolo molto più significativo- Segretario generale del partito comunista, Xi Jinping. È la prima volta che viene in Senegal, ma questa visita fa parte dell’intensificarsi delle relazioni fra la Cina e l’Africa, che rientrano nel grande progetto, piuttosto nebuloso, de “la Nuova via della seta,” o il “Sogno cinese,” o, secondo la mutevole definizione ufficiale inglese, Obor (One belt one road) e Bri (Belt and road initiative).

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Il triangolo di bacheche – Lettera dalla Cina di Ilaria Maria Sala

Una Città248 / 2018 aprile

Cari amici, l’altro giorno, mentre perdevo tempo sui social media, una persona che conosco ha postato un breve video girato all’interno dell’Università di Pechino, anche chiamata Beida, con delle immagini di San Jiao Di, un piccolo spiazzo triangolare delimitato da delle bacheche, pattugliato da agenti in borghese. L’Università di Pechino, la mia alma mater, al momento è al centro di un caso intricato.

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Chi non è Han – Lettera da Hong Kong di Ilaria Maria Sala

Una Città247 / 2018 marzo

Cari amici, visto quello che succede nel resto del mondo, e per mondo s’intende poi l’America, c’è chi continua a guardare alla Cina come se fosse, dopotutto, un Paese che può dare l’esempio. Certo, Xi Jinping si è dichiarato Presidente a vita, ma alcuni già lo giustificano, spiegando che ha bisogno di tempo per poter mettere in atto importanti riforme (non che ne abbia mostrato l’intenzione) e arrivando perfino a dire: “Non che la democrazia sia poi così perfetta, eh!”.

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Ecco, io la vedo – lettera dalla Cina di Ilaria Maria Sala

Una Città244 / 2017 novembre

Cari amici, vi scrivo da Shekou, un distretto di Shenzhen dove è appena stato aperto un ambizioso museo chiamato Design Society. È un simbolo tanto della Cina contemporanea, che del modo in cui le democrazie si comportano oggi con la Cina: democrazie smarrite, che hanno perso di vista i loro principi ispiratori, e che dopo decadi di amministrazione economica fallimentare, sono abbagliate dalla crescita e dai soldi cinesi. E poco importano i dettagli.

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“Ngo yiu”, “Voglio”. Lettera di Ilaria Maria Sala da Hong Kong

L’ultimo giorno di Occupy Hong Kong. Lettera di Ilaria Maria Sala*

Cari amici,
vi scrivo in quello che sarà l’ultimo giorno di Occupy Hong Kong: lo sgombero generale è previsto per domattina, e ancora non posso prevedere quanto tempo richiederà, o quanto sarà violento. Nei giorni scorsi, quando la polizia ha lanciato le prime operazioni di sgombero a Mongkok, un quartiere popolare e commerciale della penisola di Kowloon, o in alcune aree di Admiralty, nel mezzo del distretto del business, barriere costruite con impegno per ore e rinforzate nel corso di settimane si sono sciolte in un baleno davanti alle operazioni di polizia, per cui forse anche il campo principale delle proteste sarà ripulito in meno tempo di quanto non sembri possibile.

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