Sul cartello la parola “coscienza” – lettere di Ilaria Maria Sala

Cari amici,
oggi, mentre vi scrivo, è il 2 luglio: un giorno e qualche ora da quando Pechino ha imposto a Hong Kong la nuova Legge sulla Sicurezza nazionale, che è la legge più scioccante degli ultimi tempi. Non solo per la Cina: non riesco a pensare a un altro Paese al mondo che si possa dotare di un testo così giuridicamente assurdo e violento.

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Appello da Hong Kong – lettera di Ilaria Maria Sala

Cari amici,
l’estate monsonica è cominciata a Hong Kong e con essa si moltiplicano le fioriture rosso fiamma delle Flamboyant -non a caso chiamate in Italiano “albero di fuoco”. Un albero che si trova ovunque a Hong Kong, che cresce anche nel mezzo delle zone più densamente abitate, e che alcuni qui chiamano “l’albero fenice”, perché ogni anno rinasce, rosso e vitale, dopo inverni che, per quanto miti, lo lasciano completamente spoglio.
Per quanto la fenice non faccia parte dell’orizzonte mitologico cinese, è parte integrante di quello di Hong Kong: la terra di mezzo, la terra dove finora potevano trovare spazio ibridazioni d’ogni tipo, l’ex colonia britannica diventata rifugio per tutti quelli che erano fuggiti dalla Cina travolta da follia politica omicida.

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Cancellata – lettera di Ilaria Maria Sala

Una Città263 / 2020 febbraio

Cari amici,
non voglio raccontarvi quanto siano difficili queste giornate -sono a Hong Kong mentre vi scrivo, dove i supermercati hanno razionato il riso, le persone fanno la coda per tutta la notte nella speranza di procurarsi delle mascherine all’apertura dei negozi, la mattina, e in tutta Hong Kong non si trova più carta igienica, dopo che qualcuno ha sparso la voce che questa sarebbe venuta a mancare. Facendo in modo che, effettivamente, venisse a mancare.

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L’estate di Hong Kong – di Ilaria Maria Sala

“Lennon Wall”, uno dei muri dei post-it, dove vengono affissi messaggi di incoraggiamento e sostegno per i manifestanti.

Cari amici,
dopo tre mesi e mezzo di manifestazioni pro-democrazia, che si concludono quasi sempre con scontri violenti con la polizia, e contro-manifestazioni pro-Partito comunista (alle quali la polizia a malapena si presenta), le fratture che dividono Hong Kong sono molteplici. Una mia amica cinese (ovvero, della Cina continentale) l’11 settembre mi ha mandato un messaggio via Whatsapp: “Ci saranno attacchi terroristici questa notte! I manifestanti più radicali vogliono incendiare i parchi naturali!”. Ho cercato di calmarla, chiedendole dove avesse letto la notizia, e se fosse una fonte affidabile. Le era arrivata via WeChat (sorta di whatsapp cinese, ma con più funzioni -tutte controllabili e censurabili dalla sicurezza cinese) ed era stata riportata dal quotidiano “China Daily”, giornale cinese di lingua inglese, sotto censura e controllo come tutta la stampa cinese.

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Lo stemma cinese – lettera di Ilaria Maria Sala

Una Città258 / 2019 giugno-luglio

Cari amici,
Hong Kong sta attraversando la sua estate più buia – ed è difficile scriverne senza sentirne tutto il peso. Mentre ero qui seduta a scrivervi, è stato confermato il quinto suicidio: i dettagli non sono noti, dato che a Hong Kong si presta molta attenzione a come si parla di suicidi, per non incoraggiare emulazioni. Quello che so è che di nuovo una persona giovane, di Hong Kong, si è sentita talmente sconfortata dalla situazione politica, che ha preferito togliersi la vita.

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L’abito da sposa – Lettera dalla Cina di Ilaria Maria Sala

Una Città255 / 2019 febbraio

Cari amici,

durante le vacanze del capodanno cinese, la mia amica Mei era molto emozionata: si è appena fidanzata, e il suo futuro marito le ha chiesto di trascorrere le vacanze insieme alla sua famiglia, in una piccola città del Guangdong. Sono due persone intelligenti, piene di senso dell’umorismo, e con una capacità di pensiero critico che ha del miracoloso, a riprova che gli esseri umani non possono essere interamente programmati dalla propaganda e dalle autorità. Dovendovi raccontare dettagli privati, preciso che né lei, che ho appena chiamato Mei, né lui, che chiamerò Ding, si chiamano davvero così. Dunque, prima della fatidica presentazione ai genitori, con tanto di soggiorno di una settimana a casa loro, Mei mi ha chiesto di vederci perché voleva alcuni consigli.

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La nuova grande muraglia – Lettera di Ilaria Maria Sala

Una Città253 / 2018 novembre

Cari amici, 

non so quanto seguiate le relazioni estere della Cina. In queste settimane di fine 2018, Pechino sta portando avanti una battaglia rabbiosa con il Canada, colpevole di aver rispettato un trattato di estradizione con gli Usa, e aver arrestato la direttrice finanziaria della Huawei. Si tratta dell’azienda di telefonia mobile che molti (tranne l’Italia, non so davvero perché) temono per i suoi stretti legami con il governo cinese e l’esercito, e per il fatto che, dovunque operi, sottostà alle leggi cinesi che prevedono che debba fornire informazioni sui suoi utenti se il governo cinese decide che sia necessario.

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Il ponte più lungo del mondo – Lettera di Ilaria Maria Sala

Una Città252 / 2018 ottobre

Cari amici, da qualche tempo, si direbbe che la propaganda martellante sulla Nuova Via della Seta stia diventando un po’ meno insistente: c’è ancora, ci mancherebbe, ma è più sfumata rispetto al suo massimo momento di gloria, che direi risalga a circa un anno e mezzo fa. Non che si sia prossimi a sbarazzarsene, però nelle città cinesi ora ci sono anche altri slogan. È un’evoluzione sottile, che all’esterno del Paese non credo ancora si noti. Anche a Hong Kong, ci sono più sciocchezze dedicate alla Nuova Via della Seta che non a Shanghai o a Pechino, ma accanto a queste si fanno ormai strada anche nuovi slogan.

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La Cina in Senegal – Lettera dall Cina di Ilaria Maria Sala

Una Città250 / 2018 giugno-luglio

Cari amici,
oggi vi scrivo da Dakar, dove sono da alcune settimane. In questo momento, la capitale senegalese si prepara ad accogliere in pompa magna il presidente cinese e -titolo molto più significativo- Segretario generale del partito comunista, Xi Jinping. È la prima volta che viene in Senegal, ma questa visita fa parte dell’intensificarsi delle relazioni fra la Cina e l’Africa, che rientrano nel grande progetto, piuttosto nebuloso, de “la Nuova via della seta,” o il “Sogno cinese,” o, secondo la mutevole definizione ufficiale inglese, Obor (One belt one road) e Bri (Belt and road initiative).

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Il triangolo di bacheche – Lettera dalla Cina di Ilaria Maria Sala

Una Città248 / 2018 aprile

Cari amici, l’altro giorno, mentre perdevo tempo sui social media, una persona che conosco ha postato un breve video girato all’interno dell’Università di Pechino, anche chiamata Beida, con delle immagini di San Jiao Di, un piccolo spiazzo triangolare delimitato da delle bacheche, pattugliato da agenti in borghese. L’Università di Pechino, la mia alma mater, al momento è al centro di un caso intricato.

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