Nostalgia di Bournville – Lettera di Belona Greenwood

Una Città 261 / 2019

Cari amici,
è uno di quei tetri pomeriggi novembrini, in cui i nostri istinti di mammiferi ci ammaliano con la voglia di andare in letargo. Non ho nessuna voglia di lasciare casa per affrontare il vento gelido e la pioggia che in cortile sferza la mia siepe di ligustro incolta. Sono oberata di cose da fare e me ne sto imbacuccata nelle coperte. Qui ci si sente al sicuro. Le turbolenze degli ultimi mesi se ne stanno al di là della finestra. La mia casa come un riparo sull’orlo del baratro. Non c’è nulla intorno, se non le intemperie del clima politico. Da dentro la mia bolla posso galleggiare sopra il resto del mondo. Posso lasciare che questa stagione, scomoda e fastidiosa, mi tenga dentro casa e che bagni tutto, intorno a me, senza scalfirmi, e posso svegliarmi solo quando le elezioni politiche saranno passate. Come se…

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Extinction Rebellion – lettera di Belona Greenwood

Una Città 260 – ottobre 2019

Cari amici,
nel verdeggiante villaggio di Brundall, nelle campagne di Norfolk, è stato messo in vendita un edificio piuttosto insolito. La sua posizione costituisce una forte attrattiva alla vendita, per non parlare del fatto che non ha alcuna finestra, altra caratteristica che contribuisce alla sua originalità. Per accedervi è necessario scendere una scala di metallo in un pozzo di cemento profondo cinque metri. Questa sorta di scrigno di cui vi parlo è uno dei trentacinque bunker antiatomici dell’area, ma ovviamente ha ben più valore del comune rifugio da giardino: era infatti stato designato come “stazione principale” ed equipaggiato con strumenti per la comunicazione radio. È pure schermato contro gli impulsi elettromagnetici delle esplosioni nucleari; avrebbe dovuto ospitare i membri della United Kingdom Warning and Monitoring Organisation (l’ente civile ora disciolto il cui compito era comunicare alle autorità dati su un’eventuale esplosione nucleare).

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Silenzio – lettera di Belona Greenwood

Cari amici,
non mi era mai capitato di incontrare delle difficoltà nello scrivervi, ma ogni volta che mi ripropongo di raccontarvi qualcosa di diverso dalla Brexit (come la condizione delle donne costrette a lavorare sette anni in più, fino ai 67 anni, per poter avere la pensione statale, o il movimento ecologista Extinction Rebellion o l’ondata nostalgica di questi ultimi anni, culminata nel film tratto dalla serie “Downtown Abbey”, proprio mentre la vera Famiglia Reale spedisce i suoi giovani eredi a scuola, nell’imbarazzante deliquio -“che carini!”- dell’opinione pubblica), ecco, non ce la faccio.
Nemmeno le nuove edizioni di “Ballando sotto le stelle” o di “Love Island” riescono a togliere il saporaccio della Brexit dalla nostra vita pubblica. La Brexit si prende tutto lo spazio, spintona via tutti gli altri pensieri e fa piazza pulita di questioni di vitale importanza.

lettera dall’Inghilterra di Belona Greenwood

Catherine Bebbington

Cari amici,
non mi era mai capitato di incontrare delle difficoltà nello scrivervi, ma ogni volta che mi ripropongo di raccontarvi qualcosa di diverso dalla Brexit (come la condizione delle donne costrette a lavorare sette anni in più, fino ai 67 anni, per poter avere la pensione statale, o il movimento ecologista Extinction Rebellion o l’ondata nostalgica di questi ultimi anni, culminata nel film tratto dalla serie “Downtown Abbey”, proprio mentre la vera Famiglia Reale spedisce i suoi giovani eredi a scuola, nell’imbarazzante deliquio -“che carini!”- dell’opinione pubblica), ecco, non ce la faccio.
Nemmeno le nuove edizioni di “Ballando sotto le stelle” o di “Love Island” riescono a togliere il saporaccio della Brexit dalla nostra vita pubblica. La Brexit si prende tutto lo spazio, spintona via tutti gli altri pensieri e fa piazza pulita di questioni di vitale importanza.

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Hungry Holidays – lettera di Belona Greenwood

Una Città 258 / giugno-luglio 2019

Cari amici,
siamo all’inizio delle vacanze estive, anche se mentre vi scrivo il cielo è coperto, pieno di nuvole. Non si tratta più però della tipica stagione estiva britannica che patisce il poco sole, almeno non da quando è iniziata l’emergenza climatica; l’anno scorso ci siamo arrostiti sotto un’ondata di caldo anomalo e una siccità durata settimane. Ma quest’anno, e in questi ultimi giorni, questo clima deprimente rispecchia molto accuratamente lo stato emotivo di molte persone. Anche le vacanze estive sono annuvolate dalla problematica situazione politica in cui si trova l’intero paese.

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L’elefante nella stanza – lettera di Belona Greenwoodle

Una Città 257 / maggio 2019

Cari amici,
c’è un grande murale in questa città, è un rettangolo interamente riempito con un elefante. È intitolato “elefante” e “stanza”. Adoro questi graffiti che compaiono sui marciapiedi e sui muri quasi come segni massonici. È uno spazio di verità ma anche una manifestazione di frustrazione. Il logo Extinction Rebellion appare ormai dappertutto, semplice e agghiacciante. A Londra, Banksy ha creato un nuovo murale che sostiene l’attivismo ambientale. La verità e l’umorismo sui muri non sono nuovi, gli antichi romani e greci erano soliti scrivere poesie di protesta sugli edifici. La protesta veniva scavata nelle mura del castello.

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Quest’altra Inghilterra – lettera di Belona Greenwood

Una Città 256 / marzo-aprile 2019

Cari amici,
abbiamo una tradizione nel Regno Unito che travalica le classi e viene ripresa anche dai media. È il primo di aprile, il vostro pesce d’aprile. Condividiamo questo desiderio di fare scherzi a ignari e creduloni con molti altri paesi europei e nordici. Un’antica tradizione, le cui origini risalgono all’epoca romana, che si è radicata nel Regno Unito nel XVIII secolo. Poi noi abbiamo anche introdotto una scadenza: dopo mezzogiorno non è più ammesso fare scherzi, se lo fai ne paghi le conseguenze. Quest’anno pare però che gli scherzi stiano continuando.

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Fortunatamente… Sfortunatamente – lettera di Belona Greenwood

Una Città 255 / febbraio 2019

Cari amici,

lo scorso agosto, mentre tutti vagavano pigramente durante un’accaldata giornata festiva, cento agenti di polizia hanno fatto irruzione nelle case di due giornalisti investigativi nell’Irlanda del Nord. I due uomini erano Trevor Birney e Barry McCaffrey, arrestati dopo aver lavorato a un documentario, “No Stone Unturned”, che rivelava nuove prove su un massacro del 1994 a Loughinisland, nella contea di Down, nell’Irlanda del Nord. 

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Gli Stati Uniti d’Europa – lettera di Belona Greenwood

Una Città 254 / dicembre 2018

Cari amici,

quando ero una bambina, nell’era pre-digitale, mio padre era solito mettere il disco di un musical intitolato “‘Stop The World I Want To Get Off!’ (Fermate il mondo, voglio scendere!), scritto e interpretato dall’attore e cantante di Londra, Anthony Newley.

La storia parla di un uomo che non apprezza ciò che ha fino a quando non lo perde. Troppo tardi si ritrova pieno di rimorsi. Non sarebbe fuori luogo adattarlo a questi tristi giorni della Brexit.

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Lo spirito natalizio – lettera di Belona Greenwood

Una Città 253 / novembre 2018

Cari amici, 

Natale è un periodo di racconti e compromessi. I  compromessi di famiglia per decidere a casa di chi si trascorrerà il giorno di Natale sono già di per sé una sfida impegnativa, ma quest’anno la Brexit renderà più difficile mettere d’accordo i parenti. Nella stagione festiva, mentre le famiglie fanno sfoggio del loro benessere, appendendo palline e avvolgendo di ghirlande gli alberi di Natale, preparando lunghe liste di biglietti d’auguri da inviare, la divisione tra chi ha votato per rimanere e chi per lasciare l’Unione europea è più forte che mai. Una coppia che avrebbe mangiato volentieri il tradizionale tacchino con le salse assieme ai parenti, ora non ne vuole più sapere di stare seduta allo stesso tavolo con chi ha votato per l’uscita.

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“What next?” Lettera di Belona Greenwood

Lettera pubblicata nel n. 218 di Una città*.

Ca­ri ami­ci,
a gen­na­io, una mat­ti­na pre­sto, quan­do gli uc­cel­li era­no trop­po as­si­de­ra­ti per can­ta­re, so­no an­da­ta a un con­ve­gno aper­to agli ar­ti­sti, agli scrit­to­ri e ai de­vo­ti del­la cul­tu­ra; una riu­nio­ne che fa­ce­va par­te di “What Next?”, l’i­ni­zia­ti­va vo­lon­ta­ria na­zio­na­le crea­ta al­lo sco­po di pro­muo­ve­re i va­lo­ri fon­da­men­ta­li del­l’ar­te, nel ten­ta­ti­vo di fre­na­re la rea­zio­ne istin­ti­va, in tem­pi di cri­si, di far scen­de­re la man­na­ia dei ta­gli sul­la cul­tu­ra. In pas­sa­to è già ac­ca­du­to, e la man­na­ia è pron­ta a ca­la­re an­co­ra una vol­ta.

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