Alla salute! – lettera di Belona Greenwood

Cari amici,
un brindisi alla vostra salute! Nel momento in cui scrivo, si può tornare a farsi tagliare i capelli e a bere tutta la birra che ci entra nello stomaco. Si può anche andare sull’ottovolante, ma non a teatro, né è possibile ascoltare un’orchestra da camera dal vivo, né partecipare a un festival musicale. Il tendone del comico è vuoto, l’evento dal vivo è stato cancellato e, da come stanno le cose, sembra che i musical non siano mai stati un’attrattiva globale che portavano centinaia di migliaia di turisti nel West End di Londra. C’è un che di profondamente malinconico nel vedere gli autobus vuoti che circolano per le strade con quei poster ormai scoloriti, risalenti all’epoca pre-pandemia, che pubblicizzano il musical di “Frozen”. Le Arti sono l’anima di un Paese e stiamo lasciando che muoiano.

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Qual è il nostro posto? Lettera dall’Inghilterra di Belona Greenwood

Una Città 266 / maggio 2020

Cari amici,
ci sono persone disposte a credere a qualunque cosa -senza offesa per i Mormoni o i seguaci di Scientology, i cui miti fondanti tuttavia ricordano molto la serie di fantascienza “Dr Who”. Ne sono una prova le teorie cospirazioniste che, pur posizionandosi sull’orlo della follia, circolano ampiamente sui social media; come lo sono le varie storie inventate, le esagerazioni deliberate, gli stravolgimenti della realtà, le affermazioni ingannevoli, le mezze verità e le mistificazioni del governo. Anche quando i media li hanno smascherati, noi andremmo considerati comunque loro complici, o perché non abbiamo messo in dubbio quello che ci propinavano, o perché abbiamo trovato loro delle giustificazioni, o perché semplicemente abbiamo pensato: “No, non possono essere davvero tutte menzogne e falsità, questo è il Regno Unito!”.

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Mutuo aiuto e compassione – lettera di Belona Greenwood

Una Città264 / 2020 marzo

Cari amici,
siete nei miei pensieri. Per favore, fate attenzione.
È la fine di un giorno di scuola, e a un ragazzino di dieci anni viene chiesto di raccogliere una cartaccia da terra. “E perché dovrei? -risponde seccato- Non l’ho mica gettata io”. Ciò nonostante, l’insegnante insiste: “Puoi raccoglierla? È bello dare una mano, fare qualcosa per gli altri. Ti può rendere felice”. Ben poco convinto, alla fine il ragazzino getta la cartaccia nel cestino. Questo ragazzino di dieci anni non è particolarmente scostante, è semplicemente lo specchio della cultura individualista esplosa negli anni Ottanta. Eh sì, gli anni della Thatcher devono ancora rendere conto di un sacco di cose.

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La mia Gran Bretagna…

Una Città263 / 2020 febbraio

Cari amici,
ecco, è fatta. Il 31 gennaio è stato una giorno difficile, grigio e senza conforto per quelli di noi che considerano una sciagura questa tortuosa uscita dall’Unione europea. Noi Remainer stiamo attraversando varie fasi di dolore per la vostra perdita.

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Nostalgia di Bournville – Lettera di Belona Greenwood

Una Città 261 / 2019

Cari amici,
è uno di quei tetri pomeriggi novembrini, in cui i nostri istinti di mammiferi ci ammaliano con la voglia di andare in letargo. Non ho nessuna voglia di lasciare casa per affrontare il vento gelido e la pioggia che in cortile sferza la mia siepe di ligustro incolta. Sono oberata di cose da fare e me ne sto imbacuccata nelle coperte. Qui ci si sente al sicuro. Le turbolenze degli ultimi mesi se ne stanno al di là della finestra. La mia casa come un riparo sull’orlo del baratro. Non c’è nulla intorno, se non le intemperie del clima politico. Da dentro la mia bolla posso galleggiare sopra il resto del mondo. Posso lasciare che questa stagione, scomoda e fastidiosa, mi tenga dentro casa e che bagni tutto, intorno a me, senza scalfirmi, e posso svegliarmi solo quando le elezioni politiche saranno passate. Come se…

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Extinction Rebellion – lettera di Belona Greenwood

Una Città 260 – ottobre 2019

Cari amici,
nel verdeggiante villaggio di Brundall, nelle campagne di Norfolk, è stato messo in vendita un edificio piuttosto insolito. La sua posizione costituisce una forte attrattiva alla vendita, per non parlare del fatto che non ha alcuna finestra, altra caratteristica che contribuisce alla sua originalità. Per accedervi è necessario scendere una scala di metallo in un pozzo di cemento profondo cinque metri. Questa sorta di scrigno di cui vi parlo è uno dei trentacinque bunker antiatomici dell’area, ma ovviamente ha ben più valore del comune rifugio da giardino: era infatti stato designato come “stazione principale” ed equipaggiato con strumenti per la comunicazione radio. È pure schermato contro gli impulsi elettromagnetici delle esplosioni nucleari; avrebbe dovuto ospitare i membri della United Kingdom Warning and Monitoring Organisation (l’ente civile ora disciolto il cui compito era comunicare alle autorità dati su un’eventuale esplosione nucleare).

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Silenzio – lettera di Belona Greenwood

Cari amici,
non mi era mai capitato di incontrare delle difficoltà nello scrivervi, ma ogni volta che mi ripropongo di raccontarvi qualcosa di diverso dalla Brexit (come la condizione delle donne costrette a lavorare sette anni in più, fino ai 67 anni, per poter avere la pensione statale, o il movimento ecologista Extinction Rebellion o l’ondata nostalgica di questi ultimi anni, culminata nel film tratto dalla serie “Downtown Abbey”, proprio mentre la vera Famiglia Reale spedisce i suoi giovani eredi a scuola, nell’imbarazzante deliquio -“che carini!”- dell’opinione pubblica), ecco, non ce la faccio.
Nemmeno le nuove edizioni di “Ballando sotto le stelle” o di “Love Island” riescono a togliere il saporaccio della Brexit dalla nostra vita pubblica. La Brexit si prende tutto lo spazio, spintona via tutti gli altri pensieri e fa piazza pulita di questioni di vitale importanza.

lettera dall’Inghilterra di Belona Greenwood

Catherine Bebbington

Cari amici,
non mi era mai capitato di incontrare delle difficoltà nello scrivervi, ma ogni volta che mi ripropongo di raccontarvi qualcosa di diverso dalla Brexit (come la condizione delle donne costrette a lavorare sette anni in più, fino ai 67 anni, per poter avere la pensione statale, o il movimento ecologista Extinction Rebellion o l’ondata nostalgica di questi ultimi anni, culminata nel film tratto dalla serie “Downtown Abbey”, proprio mentre la vera Famiglia Reale spedisce i suoi giovani eredi a scuola, nell’imbarazzante deliquio -“che carini!”- dell’opinione pubblica), ecco, non ce la faccio.
Nemmeno le nuove edizioni di “Ballando sotto le stelle” o di “Love Island” riescono a togliere il saporaccio della Brexit dalla nostra vita pubblica. La Brexit si prende tutto lo spazio, spintona via tutti gli altri pensieri e fa piazza pulita di questioni di vitale importanza.

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Hungry Holidays – lettera di Belona Greenwood

Una Città 258 / giugno-luglio 2019

Cari amici,
siamo all’inizio delle vacanze estive, anche se mentre vi scrivo il cielo è coperto, pieno di nuvole. Non si tratta più però della tipica stagione estiva britannica che patisce il poco sole, almeno non da quando è iniziata l’emergenza climatica; l’anno scorso ci siamo arrostiti sotto un’ondata di caldo anomalo e una siccità durata settimane. Ma quest’anno, e in questi ultimi giorni, questo clima deprimente rispecchia molto accuratamente lo stato emotivo di molte persone. Anche le vacanze estive sono annuvolate dalla problematica situazione politica in cui si trova l’intero paese.

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L’elefante nella stanza – lettera di Belona Greenwoodle

Una Città 257 / maggio 2019

Cari amici,
c’è un grande murale in questa città, è un rettangolo interamente riempito con un elefante. È intitolato “elefante” e “stanza”. Adoro questi graffiti che compaiono sui marciapiedi e sui muri quasi come segni massonici. È uno spazio di verità ma anche una manifestazione di frustrazione. Il logo Extinction Rebellion appare ormai dappertutto, semplice e agghiacciante. A Londra, Banksy ha creato un nuovo murale che sostiene l’attivismo ambientale. La verità e l’umorismo sui muri non sono nuovi, gli antichi romani e greci erano soliti scrivere poesie di protesta sugli edifici. La protesta veniva scavata nelle mura del castello.

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Quest’altra Inghilterra – lettera di Belona Greenwood

Una Città 256 / marzo-aprile 2019

Cari amici,
abbiamo una tradizione nel Regno Unito che travalica le classi e viene ripresa anche dai media. È il primo di aprile, il vostro pesce d’aprile. Condividiamo questo desiderio di fare scherzi a ignari e creduloni con molti altri paesi europei e nordici. Un’antica tradizione, le cui origini risalgono all’epoca romana, che si è radicata nel Regno Unito nel XVIII secolo. Poi noi abbiamo anche introdotto una scadenza: dopo mezzogiorno non è più ammesso fare scherzi, se lo fai ne paghi le conseguenze. Quest’anno pare però che gli scherzi stiano continuando.

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