Sulle tracce della Novorossiya – di Paolo Bergamaschi

Quando l’eurodeputata Rebecca Harms mi aveva chiesto la disponibilità a partecipare alla missione di osservazione delle elezioni presidenziali in Ucraina avevo tergiversato. La prospettiva di tornare un’altra volta a Kiev non mi entusiasmava anche se l’appuntamento, dal punto di vista politico, era ghiotto visto che in base ai sondaggi si prospettava l’affermazione di un outsider potenzialmente destinato a scuotere l’establishment dell’ex repubblica sovietica. Però ero incerto. Cercavo una buona ragione per rifiutare l’offerta e allo stesso tempo una migliore per accettarla. Così rovistando nel cassetto dei miei desideri mi sono imbattuto in un vecchio pallino. Perché non approfittare dell’occasione e chiedere di essere destinato a Odessa?

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Benvenuti in Pridnestrovie – di Paolo Bergamaschi

Il cambio di casacca in politica non è un fatto occasionale. Anche nelle democrazie più consolidate capita di vedere politici che cambiano di schieramento durante il mandato. Le ragioni possono essere tante e svariate. C’è, ad esempio, chi se ne va sbattendo la porta per antagonismo personale o perché non ha ottenuto la carica a cui ambiva o che gli era stata promessa, chi non si identifica più nel programma del proprio partito, chi non condivide le scelte di una coalizione o chi semplicemente giudica più conveniente spostarsi in un’altra formazione dove ha più possibilità di essere rieletto.

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La città dei cinque vescovi – di Paolo Bergamaschi

“Chiami Uber” mi dice l’unica persona che incontro nell’area taxi che balbetta qualche parola di inglese. L’altro che gli sta a fianco, però, si impietosisce e chiede al conoscente seduto sull’auto poco a lato se può accompagnarmi. “Hotel Lviv” gli dico un po’ disorientato e questo mi carica nell’oscurità trasportandomi fino alla meta a ridosso del centro storico dove appena sceso con il bagaglio in mano assisto ad una rissa con spintoni, scazzottamenti, urla e schiamazzi fra l’antiporta e la porta di ingresso. “Forse ho sbagliato hotel”, penso, visto anche l’aspetto un po’ equivoco del locale. Mi metto al riparo e controllo recuperando velocemente la prenotazione nello zaino.

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Ai confini dell’Abchazia – di Paolo Bergamaschi

Istanbul è sempre lì. Quando l’aereo buca le nubi te la ritrovi di colpo in basso, acquattata nell’oscurità sulle sponde tra lo stretto del Bosforo e il Mar di Marmara come un gatto marpione che attende le prime luci dell’alba per catturare la preda. è la sera di una domenica di inverno come tante. Le lampade elettriche delle chiatte lampeggiano intermittenti sull’acqua, mentre sulla terraferma le scie luminose dei fari delle lunghe e ininterrotte code di automobili trasformano i boulevard in fiumane di lava incandescente che scorrono irruente verso la pianura.

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Tra Pristina e Mitrovica – intervento di Paolo Bergamaschi

La scultura composta da lettere cubitali che formano la parola “newborn”, neonato, di fronte al palazzo della gioventù e dello sport in una delle aree più affollate di Pristina è ancora al suo posto nonostante siano trascorsi nove anni dalla sua prima esposizione. Anche se viene periodicamente ridipinta con combinazioni di colori diversi non cattura più l’attenzione dei passanti che scivolano via indifferenti mentre rincorrono gli impegni che scandiscono inesorabili la vita quotidiana. Piccole cose e grandi avvenimenti si intrecciano; le storie dei singoli si fondono in quella di una collettività che si è fatta stato o, almeno, vorrebbe essere accettata come tale dalla comunità internazionale.

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La regina e la pedina – di Paolo Bergamaschi

Si respira aria di casa all’aeroporto internazionale di Chisinau. Nonne e madri rincorrono i bambini che schiamazzano apostrofandoli in un italiano stentato mentre attendono pazientemente il loro turno alla fila degli imbarchi. D’altronde basta dare una rapida occhiata allo schermo delle partenze per rendersi conto del filo diretto che lega ormai indissolubilmente la Moldavia all’Italia. Torino, Milano, Bergamo, Venezia, Verona, Bologna e perfino Parma, per citare solo le città dell’Italia settentrionale: quasi un terzo dei voli, con tre diverse compagnie aeree, fanno regolarmente rotta verso il nostro paese dove vive la più numerosa comunità moldava dell’Unione Europea.

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Il piccolo paese e la grande diaspora – di Paolo Bergamaschi

No, questa volta non avevo proprio voglia di tornare in Armenia. L’avevo ripetuto più volte all’eurodeputata finlandese Heidi Hautala che insisteva perché mi aggregassi alla missione di osservazione elettorale del Parlamento europeo di cui lei faceva parte. “Il regolamento parla chiaro”, le dicevo per giustificare la mia recalcitranza, “solo nel caso tu venga eletta presidente della missione hai diritto a un’assistente ad personam”.

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Cronache dal Donbass – di Paolo Bergamaschi

È un livido mattino uggioso a Avdiivka ma almeno non si spara. Pochi giorni prima a Monaco, ai margini della rituale conferenza internazionale sulla sicurezza che si tiene ogni anno in Baviera, i ministri degli esteri di Francia, Germania, Russia e Ucraina hanno negoziato un nuovo cessate-il-fuoco che impegna le parti belligeranti nel Donbass al ritiro delle armi pesanti dalla linea di contatto.

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Tra Chisinau e Parma – di Paolo Bergamaschi

Di tutto aveva bisogno la Moldavia fuorché di nuove elezioni. La crisi politica che nel giro di pochi mesi aveva portato alla caduta di due governi sembrava conclusa e archiviata a gennaio con l’insediamento del nuovo primo ministro Pavel Filip, anche se le manifestazioni di piazza non cessavano, con i dimostranti irremovibili nella richiesta di un cambiamento radicale che mettesse fine alle consolidate pratiche di malgoverno che avevano afflitto il paese dai giorni della dichiarazione di indipendenza da Mosca.

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La voce del Maidan – da un articolo di Paolo Bergamaschi

Uno stralcio dell’articolo pubblicato nel nostro n. 209.
Di ritorno dall’Ucraina, Paolo Bergamaschi* ci parla di un paese al bivio, stretto tra i ricatti energetici di Putin e un’aspirazione europea a cui Bruxelles pone via via nuove condizioni; una situazione aggravata dalla crisi e dalle lungaggini della burocrazia europea, ma ancora foriera di speranze ora che “il genio della democrazia e della libertà è uscito dalla lampada…”. Leggi tutto “La voce del Maidan – da un articolo di Paolo Bergamaschi”