Covid-19: primi segnali di guerre giudiziarie – di Massimo Tirelli

da Una città n. 267, giugno 2020

Il virus Covid-19 ha messo sicuramente a dura prova una marea di persone che hanno contratto il virus, che si sono ammalate o che, ancora peggio, ne hanno subito danni irreversibili (se non addirittura decedute, e in questo caso le piangono i superstiti). Ora, con una situazione sanitaria relativamente più stabile (non quella sociale, pregna di contraddizioni e differenze), sta montando un altro problema, quello relativo a quei casi in cui, a seguito del riconoscimento dell’evento di contagio quale infortunio sul lavoro tutelato dall’Inail, qualcuno si sta ponendo il problema se sia possibile valutare una responsabilità a carico del datore di lavoro, e ciò anche a prescindere da un accertamento in sede penale: rammentiamo infatti che la possibilità di agire in sede civilistica per il risarcimento del danno esula da un avvenuto e certo accertamento in sede penale laddove il fatto-reato sia comunque obiettivamente valutabile davanti al giudice (del lavoro, per i danni diretti, e civile per i danni indiretti o degli eredi in proprio -iure proprio).

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Vizi privati(stici) e pubbliche virtù – di Massimo Tirelli

Ormai il pubblico impiego (che si tratti di scuola e università, sanità, enti locali o altro) sta vivendo un periodo, per quanto riguarda i rapporti di lavoro, di grande sofferenza e confusione. Per esempio uno degli ultimi fascicoli su cui sto lavorando riguarda sei psicologhe/psicoterapeute che hanno collaborato, per molti anni (mediamente più di dieci), con una azienda sanitaria locale mediante diversi e plurimi contratti, basati su finanziamenti e progetti di carattere regionale/ministeriale. Le tipologie contrattuali utilizzate dall’Ulss 9 nel corso degli anni per fare sempre le medesime cose sono state le più varie: co.co.co., borse di studio, tirocini, contratti libero professionali, contratti a tempo determinato.

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Degli appalti e dei subappalti – di Massimo Tirelli

Ion Babel è nato il 9 marzo 1982 in Moldavia. Si è trasferito in Italia nel 2003, in cerca di lavoro come tanti altri; ha cominciato in un cantiere edile dapprima come muratore, e successivamente, via via che acquisiva esperienza nonché a seguito di alcuni corsi abilitanti, ha iniziato a svolgere la mansione di installatore di impianti livello cinque. Ha frequentato il corso di sicurezza generale nel 2012, quello specifico nel 2013, e ha acquisito l’attestato di frequenza per piattaforme di lavoro mobili elevabili (con relativo aggiornamento). È quindi formato per i lavori in quota.

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Storia di distacco transnazionale – di Massimo Tirelli

Il Maso dei forti è una bella fattoria collinare di 16 ettari sita nel territorio di una provincia del nord Italia: 14 ettari a vigneto, il resto a olivi e qualche ciliegio. Quasi al centro della proprietà, di fianco alla cantina, sorge una bella casa colonica in discrete condizioni, aperta alcuni giorni all’anno; a fianco, alcune case coloniche. Siamo in una zona Doc, con uva pregiata utile a produrre vini di qualità, ricercati e con un mercato estero ricco di richieste.

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Il trasporto dei pacchi – di Massimo Tirelli

Al telefono capisco subito che la donna è di origine dell’Est, forse rumena, moldava, o giù di lì; mi dice di essere titolare di una piccola impresa di trasporti e di avere dei problemi con un dipendente che si è rivolto a un avvocato. Cerco di farmi spiegare meglio, ma vuole un appuntamento, e glielo fisso per un mercoledì alle 14.30, unico buco libero della settimana.

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Ma quant’è bella la campagna… – di Massimo Tirelli

Ancora una volta mi trovo sul tavolo una causa nei confronti dell’Inail con oggetto una presunta malattia professionale in agricoltura. Il signor G. T., coltivatore diretto, ha contratto una malattia non tabellata Inail (le malattie professionali non tabellate dall’Inail necessitano di prova da parte del lavoratore della eziologia professionale) ai polmoni derivante da una presumibile inalazione di agenti chimici.

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“Una bomba a orologeria” – di Massimo Tirelli

Avendo dovuto per mestiere seguire sin dal 1995 lavoratori esposti all’amianto, nel corso di un recente viaggio in Vietnam mi sono imbattuto in una situazione quantomeno inaccettabile. Il fenomeno degli effetti della massiccia presenza di lavorazioni comportanti l’uso diretto o indiretto di materiali in amianto (dall’Eternit alle coibentazioni ferroviarie, dall’edilizia alla chimica, ecc.) mostrerà, secondo dati ormai accettati nella comunità scientifica italiana, una curva in aumento  di malattie professionali correlate, come i tumori, sino al 2020, per poi decrescere in ragione della quasi totale cessazione dell’uso nazionale tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta. Anch’io nel 1990 di amianto avevo sentito parlare vagamente, ma dal 1992, anno di definitiva abolizione del suo uso (l. n. 257/92), ho avuto modo di occuparmene massicciamente (in via giudiziale per moltitudini di lavoratori metalmeccanici) e tutt’ora il problema pervade le aree di moltissimi siti produttivi. Oltre all’Eternit di Casale Monferrato, si pensi all’Ilva di Taranto, alla Fincantieri di Monfalcone e Genova e Napoli; ci sono moltissimi impianti e luoghi di lavoro che hanno sottoposto i lavoratori italiani a rischio di inalazione di anfiboli e polveri. Leggi tutto ““Una bomba a orologeria” – di Massimo Tirelli”

“Il lavoro cooperativo” – di Massimo Tirelli

Il socio-lavoratore nella crisi. Intervento di Massimo Tirelli*
Uno dei fenomeni più rilevanti degli ultimi anni, soprattutto nella gestione dei servizi socio sanitari da parte del Servizio sanitario nazionale è quello dell’appalto esterno (outsourcing) di alcuni servizi prima gestiti sostanzialmente con personale per lo più proprio: servizi sociali sul territorio, re-inserimento di persone svantaggiate, servizi di pulizia, gestione di comunità di recupero, gestione di case di riposo, servizi di trasporto sul territorio di disabili, malati e persone con disagi, finanche servizi di infermierato dentro e fuori strutture pubbliche, e probabilmente l’elenco potrebbe continuare.

Caro avvocato… – di Massimo Tirelli

Caro avvocato…
Per “appunti di lavoro”, Massimo Tirelli, avvocato del lavoro, ci sottopone le gravi difficoltà, psicologiche prima che materiali, di un giovane lavoratore lasciato a casa.

Ho ri­ce­vu­to da un mio clien­te la let­te­ra che vi al­le­go. Mi sem­bra che par­li da so­la del­la si­tua­zio­ne di de­pres­sio­ne in­ci­pien­te che può ca­pi­ta­re a un 30-40en­ne di ele­va­ta pro­fes­sio­na­li­tà in que­sto pae­se, o for­se in tut­ti i pae­si del mon­do… Ma la de­scri­zio­ne che fa del cre­scen­te di­sa­gio che pre­ce­de la pos­si­bi­le ri­so­lu­zio­ne del rap­por­to di la­vo­ro da par­te del pro­prio da­to­re mi sem­bra de­gna di es­se­re ri­por­ta­ta (…)

Buon­gior­no,
ci sia­mo sen­ti­ti al te­le­fo­no ve­ner­dì mat­ti­na e mi in­di­ca­va di scri­ver­le un’e­mail con i sin­to­mi del mio pro­ble­ma. Le al­le­go an­che l’im­pe­gna­ti­va del mio me­di­co (Vi­si­ta Me­di­ci­na la­vo­ro, sta­to an­sio­so de­pres­si­vo se­con­da­rio a si­tua­zio­ne la­vo­ra­ti­va). Le fac­cio un bre­ve re­so­con­to del­la mia si­tua­zio­ne la­vo­ra­ti­va. Po­trei scri­ve­re pa­gi­ne su quan­to mi è suc­ces­so ma non vo­glio te­diar­la ol­tre­mo­do. Re­sto co­mun­que a di­spo­si­zio­ne per ul­te­rio­ri det­ta­gli. Leggi tutto “Caro avvocato… – di Massimo Tirelli”

“Tra Bardolino e pop-corn” – di Massimo Tirelli

Per gli “appunti di lavoro”, Massimo Tirelli* racconta la storia dei lavoratori di un importante parco divertimenti italiano

Lun­go le ame­ne (e ce­men­ti­fi­ca­te) ri­ve del bas­so la­go di Gar­da, tra Pe­schie­ra e La­zi­se, spic­ca, tra al­tri, un Par­co di di­ver­ti­men­to di­ven­ta­to fa­mo­so in Ita­lia e in Eu­ro­pa per le sue at­tra­zio­ni, e di cui omet­te­re­mo il no­me per­ché non sia fa­cil­men­te iden­ti­fi­ca­bi­le. L’in­te­ro com­ples­so si esten­de su una su­per­fi­cie di 445.000 me­tri qua­dra­ti, men­tre il so­lo par­co te­ma­ti­co mi­su­ra 200.000 me­tri qua­dra­ti. Al suo in­ter­no ospi­ta at­tra­zio­ni mec­ca­ni­che ed ac­qua­ti­che ben te­ma­tiz­za­te. Ogni an­no è vi­si­ta­to da cir­ca tre mi­lio­ni di per­so­ne. Nel giu­gno del 2005 la ri­vi­sta For­bes l’ha clas­si­fi­ca­to quin­to nel­la li­sta dei die­ci par­chi di di­ver­ti­men­to del mon­do con il mi­glior fat­tu­ra­to, e se­con­do i da­ti del 2012 è l’ot­ta­vo par­co eu­ro­peo per nu­me­ro di vi­si­ta­to­ri. Da ot­to­bre 2006 il par­co è di pro­prie­tà di un’a­zien­da bri­tan­ni­ca.

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