Quel “ma”

Forse l’equivoco di quel “ma” è stato nefasto. Premesso che “ma” è una parola fondamentale della vita umana e della sua complessità, della ricerca della verità e quindi dell’onestà e libertà intellettuale degli uomini, una parola quindi decisiva della democrazia, e premesso però anche che è una parola delicata, che a parole come “razzismo” e “antisemitismo” o a nomi come Auschwitz o Kolima o Srebreniza non può mai essere associata, e se anche, a volte, potrà seguire la parola “omicidio”, non potrà mai farlo con la parola “stupro”; premesso tutto questo, si può ben dire che avere accostato quasi da subito a “immigrazione” la parola “razzismo” non poteva che portare all’uso del “ma”.

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Vizi privati(stici) e pubbliche virtù – di Massimo Tirelli

Ormai il pubblico impiego (che si tratti di scuola e università, sanità, enti locali o altro) sta vivendo un periodo, per quanto riguarda i rapporti di lavoro, di grande sofferenza e confusione. Per esempio uno degli ultimi fascicoli su cui sto lavorando riguarda sei psicologhe/psicoterapeute che hanno collaborato, per molti anni (mediamente più di dieci), con una azienda sanitaria locale mediante diversi e plurimi contratti, basati su finanziamenti e progetti di carattere regionale/ministeriale. Le tipologie contrattuali utilizzate dall’Ulss 9 nel corso degli anni per fare sempre le medesime cose sono state le più varie: co.co.co., borse di studio, tirocini, contratti libero professionali, contratti a tempo determinato.

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Una rivolta dal futuro – lettera dal Cile di Patrizio Tonelli

Pubblicato su Una città n. 262, dicembre 2019 – gennaio 2020

Tutto cominciò il 18 ottobre, quando le “evasioni” della metropolitana portate avanti dagli studenti medi compivano una settimana dal loro inizio. I ragazzi protestavano contro l’aumento di trenta pesos del prezzo del biglietto della metro (circa quattro centesimi di euro) saltando le barriere e non pagando.

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Ultimi e penultimi

Degli amici di Santa Sofia, un paese dell’Appennino romagnolo dove una grande “industria del pollo” dà lavoro soprattutto a immigrati, assicurano che molti di loro voteranno o tiferanno Lega. I penultimi non vedono di buon occhio gli ultimi. Le “larghe vedute” sono sempre più una specie di lusso per chi è avanti nella fila.

Risposte e commenti

da Tonino Gardini:

Ma vi è di più Gianni…
La perdita della identità della propria comunità nella quale si è vissuta l’intera esistenza sta alla base dello sconcerto individuale profondo che non accetta spiegazioni di principio ma risente unicamente della rabbia interiore per un mondo perduto che non tornerà più.

Gregoretti e Katër i Radës

Lasciamo perdere l’autolesionismo che, comunque, non sempre è un buon argomento e mettiamo pure da parte le argomentazioni giuridiche, in questo caso ben poco interessanti, ma il fatto che buona parte della sinistra non finisca mai di essere “doppia”, nei pesi e nelle misure, di questo, sì, bisognerebbe parlare.

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Poesie che si ricordano – Novecento poetico italiano

Novecento poetico italiano di Alfonso Berardinelli

Che cos’è, chi è un poeta? A chi si può dare il nome di poeta? A chi ha pubblicato uno o più libri di versi come che siano, o a chi ha scritto delle poesie che si ricordano e si ha voglia di rileggere? In quel vero e proprio oceano che è oggi la produzione di testi etichettabili come poetici, sarebbe molto utile un criterio che permetta di distinguere fra “strane parole” e vere poesie.

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La sproporzione

Quel che impressiona di più è la sproporzione. Finora la praticava Israele e con qualche giustificazione, vista la sproporzione della minaccia. Ma se ad adottare la modalità della sproporzione è la più grande potenza mondiale che non corre alcun pericolo mortale, siamo di fronte a una svolta forse tragica.

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