Qual è il nostro posto? Lettera dall’Inghilterra di Belona Greenwood

Una Città 266 / maggio 2020

Cari amici,
ci sono persone disposte a credere a qualunque cosa -senza offesa per i Mormoni o i seguaci di Scientology, i cui miti fondanti tuttavia ricordano molto la serie di fantascienza “Dr Who”. Ne sono una prova le teorie cospirazioniste che, pur posizionandosi sull’orlo della follia, circolano ampiamente sui social media; come lo sono le varie storie inventate, le esagerazioni deliberate, gli stravolgimenti della realtà, le affermazioni ingannevoli, le mezze verità e le mistificazioni del governo. Anche quando i media li hanno smascherati, noi andremmo considerati comunque loro complici, o perché non abbiamo messo in dubbio quello che ci propinavano, o perché abbiamo trovato loro delle giustificazioni, o perché semplicemente abbiamo pensato: “No, non possono essere davvero tutte menzogne e falsità, questo è il Regno Unito!”.

Ne abbiamo accettate troppe e con troppa facilità. Statistiche sui dispositivi di protezione personale che conteggiavano i singoli guanti anziché le coppie, per esempio, come se l’essere disonesti fosse considerato un riflesso accettabile, da parte del governo, e non -come dovrebbe essere- indice di corruzione. Beh, quei giorni sono finiti. Devono esserlo, o ci ritroveremo in un finale orwelliano.
Molti di noi, e non solo chi lo aveva votato o i suoi apologeti, hanno chiuso un occhio sulle indegne bugie di Boris Johnson. Ne siamo stati testimoni, tutto è uscito alla luce del sole, eppure Johnson è stato comunque capace di ascendere al suo trono di latta con appena il 29% dei voti -tale è l’equità del nostro sistema elettorale. Ma ora ci viene chiesto di essere complici anche dell’assurda messinscena del Cummings-gate, che non solo insulta le nostre intelligenze, ma pretenderebbe che accettassimo un eccezionalismo francamente inaccettabile nel mezzo di questa tragica crisi del Coronavirus. O almeno così dovrebbe essere.
Non ho mai visto tanta rabbia.
Stamane, il mio dirimpettaio mi ha detto che gli è “sempre piaciuto Boris”, ma che ora gli sembra “patetico”. Quando gli ho domandato perché gli piacesse Johnson prima, mi ha dato una risposta sconfortante, “Era divertente”, come se il saper divertire fosse indice di leadership e di capacità di visione. “Non c’è nulla di divertente in ciò che sta accadendo ora”, ho risposto mentre il mio vicino inforcava la sua bici, diretto al suo lavoro di addetto alle pulizie in un centro commerciale deserto. “Non pensa che durante una crisi sia meglio avere una persona seria che ci guidi con competenza?”, ho proseguito, e lui si è detto d’accordo. Ma fra quattro anni, quando si voterà di nuovo, si ricorderà? Sono certa che il governo fa affidamento sulla nostra memoria corta.
Il Cummings-gate alla fine ha a che fare con il riconoscere i nostri “superiori” e metterci in riga. Dominic Cummings è un membro delle élite che sa che il suo posto è al vertice; la domanda è: noi sappiamo qual è il nostro posto?
Disuguaglianza e classismo, praticamente sinonimi, e una linea di faglia che attraversa la storia britannica: il Cummings-gate si è inserito perfettamente in questo contesto.
Non possiamo permetterci di lasciarcelo alle spalle così. Tutto questo ci ha risvegliato dal nostro dormiveglia, ricordandoci i tempi in cui le gran dame indossavano lunghi guanti e non si sarebbero mai nemmeno sognate di toccare un popolano per non farsi “infettare” dalla sua miseria, pigrizia, ignoranza. Erano i tempi delle raccomandazioni, come quella che mi aveva scritto la nonna nel “libro degli autografi” che mi aveva regalato per il mio settimo compleanno. Un libricino dove parenti e amici ti scrivono una sorta di dedica, un messaggio, un augurio, una predica anche. Ecco, la sua recitava: “Felicità è vivere rispettando il posto che ti è stato assegnato”. Traducibile con: non coltivare ambizioni, sogni, desideri; cercare una vita migliore non ti darà altro che dolori; per essere felice, accetta il tuo posto in fondo alla fila.
Non ho idea di chi si sia inventato questa massima, certo era tanto efficace e insidiosa quanto qualsiasi cosa che sia stata prodotta da una moderna “Nudge Unit” (l’agenzia inglese che si occupa di “spingerci gentilmente” a comportarci in un certo modo). Quelle linee di demarcazione sociale, che nella mia infanzia erano vitali e in forze, continuano a influenzare il nostro presente. Il detto “col virus siamo tutti sulla stessa barca” è già stato spazzato via dalle disuguaglianze createsi tra il morire del virus e il morire delle conseguenze che ne derivano.
Per uscire da questa crisi ai nostri governi è richiesta onestà e cooperazione. Noi inglesi oggi più che mai pretendiamo onestà nella vita pubblica. Ormai non si contano i tweet angosciati che supplicano: “Vi prego, basta mentire!”. Si sprecano anche le manifestazioni di sostegno e ammirazione per quei giornalisti che pongono domande secche, dirette, nel tentativo di raccontare la verità.
Nel 2016 i media, specialmente la Bbc, soffrivano della cosiddetta “sindrome dell’equidistanza”: se uno affermava che la Terra è rotonda, si sentivano obbligati a concedere pari attenzione anche a chi sostenesse che no, è piatta, anche se naturalmente non aveva alcun senso. Questo falso senso di equidistanza ha minato alle basi la divulgazione delle notizie giornalistiche. In questi giorni, in cui viene a mancare la trasparenza sul Covid-19 nei canali d’informazione mainstream, si aprono strade alternative alla verità.
Il canale youtube “Citizens tv Covid Report” pone finalmente agli esperti di salute pubblica (che il governo ha ignorato) le domande che i media tradizionali non fanno.
Proprio per amore della trasparenza, Sir David King, ex Chief Scientific Adviser, ha costituito un gruppo di scienziati indipendente per studiare i dati, analizzare la situazione e offrire analisi alternative dato che il Sage (Scientific Advisory Group for Emergencies) istituito dal governo finora non è ancora stato in grado di fornire né un resoconto pubblico dei propri incontri né un elenco completo dei suoi componenti. Su Twitter spuntano di continuo notizie e inchieste su fenomeni di corruzione di cui i media dovrebbero occuparsi, che in altri tempi avrebbero provocato qualche scossone nel governo, e che oggi invece sembrano diventati ordinaria amministrazione.
Emily Maitlis, del programma della Bbc2 “Newsnight” ha conquistato la fiducia non solo dei suoi colleghi di fama, ma anche quella di noi persone comuni quando qualche sera fa ha saputo rappresentare l’umore del Paese nel mezzo dello scandalo Cummings. Finalmente qualcuno con il coraggio di dire le cose come stanno, e di non retrocedere davanti ai “poveri etoniani” costretti a rispondere a domande scomode.
Per essersi rifiutata di dar voce a una contorta e assurda serie di falsità, ha ricevuto una tirata d’orecchie dalla Bbc per non aver mantenuto “gli standard di imparzialità”. In un clima surreale di proporzioni orwelliane ha semplicemente detto le cose come stanno. “La verità verrà a galla”. E meno male perché oggi della verità abbiamo bisogno come dell’aria.
(traduzione di Stefano Ignone)

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