Editoriale del n. 266

Editoriale del n. 266 di Una città, maggio 2020 – vai al sito

Questo numero è stato aperto eccezionalmente in occasione delle serrate per il Coronavirus.
E’ possibile sfogliare il pdf a questo indirizzo:
http://unacitta.it/materiali/2020-266/

Dedichiamo la copertina a George Floyd.
Apriamo il numero con un appello accorato di Ilaria Maria Sala da Hong Kong, che rischia di diventare terra bruciata per mano di un regime fascio-comunista che incute timore a tutti, commercia con tutti e che, forse, vuol cogliere l’occasione della crisi mondiale da epidemia, per liberarsi dei democratici hongkonghesi. Già, noi abbiamo altro a cui pensare.

Speriamo di non dovercene vergognare, della nostra noncuranza, come già successo ai nostri padri e nonni. Per chi, invece, adduce i grandi risultati economici e di sviluppo della Cina, e quindi il presunto consenso al regime di tanta parte della popolazione, ricordiamo che questa è l’argomentazione preferita da tutti i nostalgici fascisti. Con la Cina va alzata la voce, e nel caso va dichiarata la guerra fredda, ma non in nome dei propri interessi, ma in nome della libertà e dei diritti umani. Speriamo che anche il pontefice alzi la sua di voce. Non vorremmo che, per difendere un qualche concordato più o meno segreto, si dia a Cesare anche ciò che non gli è dovuto mai e poi mai.

Parliamo anche dell’America che sta vivendo di nuovo un periodo oscura, grazie alla xenofobia, al suprematismo, al nativismo e al populismo del primo “presidente bianco” della storia degli Stati Uniti. Ma la democrazia americana ha sempre superato questi momenti grazie alla sua formidabile architettura democratica, costruita proprio per sventare ogni autoritarismo e ogni velleità autarchica; ce ne parla Massimo Teodori che prevede una vittoria democratica e l’avvio di una nuova guerra contro la povertà, dopo quella che caratterizzò gli anni Sessanta con Lyndon Johnson. Le elezioni di novembre ci riguardano forse quanto le nostre, se non di più.
Meno ottimista è Fabrizio Tonello, che disegna uno scenario quasi catastrofico: una crisi uguale, se non peggiore, a quella del 29, una povertà diffusa che avrà per conseguenza un aumento delle disuguaglianze e il sempre maggiore accentramento del potere in poche mani, nonché il rafforzamento di una tendenza, già in atto del resto, a riformare le costituzioni in senso autoritario.

La “tuta del marito” è quella che, solo per il fatto di lavarla, ha fatto ammalare e spesso morire anche le mogli degli operai che lavoravano in mezzo all’amianto. Questo dice tutto della lunga strada che hanno dovuto fare gli operai e i loro sindacati perché la salute non venisse più monetizzata, ma diventasse un obbiettivo irrinunciabile delle lotte e dei contratti. Alfiero Boschiero rifà la storia di quel lungo e travagliato tragitto.

Infine gli interventi e le lettere di Marina Piazza, Alfonso Berardinelli, Wlodek Goldkorn, Massimo Livi Bacci, Francesco Ciafaloni, Valerio Strinati, Belona Greenwood, Emanuele Maspoli, Vittorio Gaeta, Maurizio Marino, Irfanka Pasagic.

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