Su un articolo di Ferrara su Trump

Sul “Foglio”, in un bell’articolo, Giuliano Ferrara è feroce contro Trump, definito un vero “gangster” che dovrebbe stare in galera piuttosto che alla Casa Bianca. Sottoscrivibile, certo. E però, poi, Ferrara non riesce a non irridere gli intellettuali americani che irridevano Berlusconi: “Un uomo perseguitato dalla malagiustizia e dal suo uso politico, un tipetto certo disinvolto ma osservante delle regole di fondo cento volte più di Trump”.

A parte il fatto che anche Trump accusa la malagiustizia e il suo uso politico, la qual cosa, però, potrebbe essere solo una coincidenza, ma Berlusconi sarebbe “cento volte” differente? Anche se non si ha alcuna fiducia nella magistratura, nelle sentenze, nei fatti accertati, come si può escludere al cento per cento che anche Berlusconi sia o sia stato un “gangster”? Cosa fa testo? Le garanzie di coloro che l’hanno frequentato, quasi tutti, a vario titolo, alle sue dipendenze? Non è probabile, invece, che tutta questa differenza la faccia semplicemente il fatto che l’America è un teatro dove si recita Shakespeare mentre l’Italia un piccolo teatrino di periferia dove si fa del varietà? Ma più ancora colpisce, in quelle tre righe l’espressione “regole di fondo”. Quali sono? Sono scritte da qualche parte? Ferrara ce le può indicare per favore? E tutte le altre, quelle che poi regolano la nostra vita quotidiana e che, ad esempio, ci dicono se siamo educati o maleducati, se siamo onesti o disonesti, se siamo sinceri o bugiardi, se siamo di parola o no, se siamo fedeli agli amici o no, quelle si possono violare disinvoltamente? E non è che, proprio violando quelle, le “superficiali”, ai nostri ragazzi si prepara la strada per andare più a fondo?

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