Ius migrandi

Con tutto il rispetto per la De Cesare vorrei sapere dove esiste lo ius migrandi, il diritto, cioè, di andare ad abitare, a cercare lavoro e a lavorare dove si vuole al mondo. C’è un caso solo? Non è che comunque, ovunque, ci vogliono passaporti, documenti di identità, visti, permessi, ecc.? Aboliamo tutto? Mi diceva una professoressa di filosofia che Kant sancisce il diritto di visitazione. Alla domanda però se questo comportava il diritto di insediamento, mi ha risposto che no, che in quel caso ci voleva un qualche permesso, una trattativa (non so se ho interpretato correttamente). Facciamo un caso estremo, che serve, quando si parla di diritti “senza se e senza ma”: se cinquanta milioni di africani decidessero di venire in Italia, potrebbero appellarsi allo ius migrandi? Se sì, in un tempo ragionevole, il che sarebbe anche giusto, lo ius migrandi si trascinerebbe appresso altri diritti, come quello di voto. Ora, se i nuovi arrivati fossero tutti di religione mussulmana, i “vecchi italiani”, previa cambio democratico della Costituzione, potrebbero trovarsi a dover rispettare dei precetti della sharia. Ecco che lo ius migrandi ci avrebbe trascinato in una terribile guerra civile.
Il problema è che il nobile ideale cosmopolita (con le conseguenti parole d’ordine un po’ retoriche come “diritti senza confini”, se non anche inquietanti, per il vago sentore eugenetico, come “per un’Italia meticcia”, dove addirittura il matrimonio misto diventa un obbiettivo politico) praticamente può comportare effetti disastrosi.
Non ci piace, ma sono stati soprattutto i confini, finora, a difendere i diritti acquisiti in secoli di lotte. E i “penultimi”, di fronte a immigrazioni di massa, hanno molte paure, una delle quali, per esempio, è che i contratti, prima o poi, saltino. Sono diventati razzisti?
Io continuo a preferire l’internazionalismo, che come dice la parola, ama la solidarietà universale, ma rispetta anche le comunità nazionali, regionali, locali, ovviamente aperte al mondo (e agli arrivi di “nuovi”. Arrivi, però, in qualche modo gestiti e controllati).

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