Cambiare l’Europa per salvarla. Ma come? – intervento di Francesco Ciafaloni

Una città n. 267, maggio 2019

Le tesi contro o a favore dell’Unione Europea (alcune di quelle a favore sono raccolte nel quaderno “Pro Europa” di “Una città”) spesso trattano l’Unione come una possibilità, di cui esaminare gli aspetti positivi e negativi, non come una entità istituzionale e sociale realizzata. Si ragiona dei vantaggi e degli svantaggi dell’Europa, della sua natura, come se l’Unione non esistesse già.

I diritti
Ma l’Unione esiste, ha caratteristiche positive e negative. Tra le caratteristiche positive una Carta dei diritti -libertà, uguaglianza, solidarietà, cittadinanza, giustizia- forse più precisa della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. La Carta è uno dei motivi per cui si può essere orgogliosi di dirsi europei, per cui bisogna difendere l’Europa, per cui ha senso porre limiti all’estensione all’Italia di regole altrui. Anche la Costituzione della Repubblica italiana difende i diritti dei suoi cittadini. Ma, come viene fatto osservare da molti, perché le norme siano realmente efficaci è necessario che l’entità politica che le emana sia abbastanza importante -abbia abbastanza cittadini, sia abbastanza ricca e ampia- da reggere il confronto con le multinazionali che si propone di regolare. L’Unione europea è il secondo mercato del mondo, dopo gli Stati Uniti e prima della Cina; ha più cittadini degli Usa, anche se meno della Cina e dell’India: non è una entità trascurabile anche per le maggiori  aziende. I singoli stati europei ovviamente contano molto meno.
Preoccupa invece, dovrebbe essere al centro della nostra attenzione di cittadini, che ministri in carica violino le norme di cui dovrebbero essere garanti. è proprio la precisione della Carta a rendere evidente la illegalità a chiunque.
Cito alcuni passi essenziali. Con la eccezione dei diritti politici in senso proprio, la Carta si riferisce agli individui, ai presenti, non ai soli cittadini.
“Articolo 3.1. Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica”.
Si riferiscono agli individui e non ai soli cittadini anche i diritti sociali, più chiaramente della stessa Costituzione della Repubblica italiana:
“Articolo 12. Libertà di riunione e di associazione
1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione pacifica e alla libertà di associazione a tutti i livelli, segnatamente in campo politico, sindacale e civico, il che implica il diritto di ogni individuo di fondare sindacati insieme con altri e di aderirvi per la difesa dei propri interessi”.
Stride la illegalità dei comportamenti del Ministro dell’interno soprattutto nel caso delle espulsioni:
“Articolo 19. Protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione.
1. Le espulsioni collettive sono vietate.
2. Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti”.
Le navi militari italiane sono territorio della Repubblica. I trattamenti inumani e degradanti a bordo o gli sbarchi in porti non sicuri sono proibiti.
Di fronte alla discrepanza tra norma giuridica e comportamenti, anche di leader politici e ministri, si può guardare con sufficienza alla norma, che tanto viene violata, e adeguarsi alla realtà fattuale. Non lo hanno fatto alcuni giudici della Repubblica. Penso che, seguendo il loro esempio,  si possa, si debba, invece, sostenere la norma, reclamarne l’applicazione rigorosa, anche ricorrendo al codice penale, rispettare la Costituzione italiana e la Carta europea, a difesa della convivenza e della pace. Attraverso la difesa dei diritti, la Carta apre la strada alla normale comunicazione attraverso le frontiere esterne dell’Europa.

Le frontiere
Le frontiere sono linee, spesso fortificate, solo tra paesi in guerra, attuale o potenziale. Nella realtà sociale le frontiere sono aree di transizione, anche molto estese, tra lingue e costumi diversi. Tra Italia e Francia i dialetti cambiano da sud a nord lungo il confine, ma sono gli stessi a est e ovest del confine, alla stessa altezza. Gli occitani, tra cui i valdesi etnici, parlano occitano (oltre alle lingue dei due stati) sia in Italia che in Francia.
L’esistenza dell’Unione ha, di fatto, abolito le frontiere, intese come barriera insuperabile senza una procedura e una autorizzazione; le ha ricondotte alla loro natura di aree di transizione. Per chi ne ha l’età la possibilità di passare in auto senza fermarsi, avanti e indietro, le frontiere più insanguinate del mondo, come quella tra Francia e Germania (Verdun, lo chemin des dames), è stata un’emozione da non dimenticare. Come lo è stata la possibilità di andare avanti e indietro tra Germania occidentale e orientale dopo la caduta del muro. È stata la realizzazione locale della possibilità di muoversi in libertà, secondo necessità e preferenze, tra aree contigue e comunicanti da sempre, salvo le guerre, che non sono mancate, che speriamo l’Unione ci eviti nel prevedibile futuro.
L’Unione non cambia la natura delle aree di transizione, come non lo ha fatto, per i confini tra gli stati preunitari, l’Unità d’Italia. L’Italia unita non ha cancellato i dialetti e le differenze di costumi tra le varie regioni. Ha però reso più facile la comunicazione, la mescolanza, i matrimoni tra persone nate in regioni diverse, la nascita di figli da genitori nati in stati preunitari diversi. L’Unione europea, malgrado la struttura istituzionale costruita da stati timorosi di cedere poteri e autonomie, sta effettivamente mescolando i popoli, più di quanto già non fossero.
Restano le frontiere verso l’esterno. A Nord non ci sono stranieri oltre i confini, salvo gli orsi in fuga dal disgelo. Ma a est, anche all’estremo nord, c’è il confine con la Federazione russa e, a Sudest, con il Medio Oriente. A Sud, al di là del Canale di Sicilia, c’è il nord Africa arabo e berbero, che è anche un ponte con l’Africa intera, al di là del deserto.
Anche i confini esterni non sono linee ma aree di transizione. Non dovrebbero essere barriere.
Della influenza dei nordici sulla formazione della Francia parla Marc Bloch nei Caratteri originali. Non parla della influenza del Nordafrica. Certo non poteva ignorare l’influenza della Francia sulla formazione dell’Algeria, dove aveva vissuto, e anche quella dell’Algeria sulla Francia. Non è il caso di insistere sul passato coloniale degli europei perché è ovvio. Ma anche prima dell’imperialismo europeo, la Magna Grecia, le guerre puniche, l’influsso -anche il governo- dei normanni e degli arabi sulla Sicilia fanno parte delle ovvietà che tutti abbiamo presenti. Né si può dimenticare lo scambio di popolazioni con la sponda orientale dell’Adriatico. Nell’Italia meridionale gli arboresh.
Non fa parte dei fatti universalmente noti, e merita perciò di essere ricordato, che nella lapide che commemora i “martiri dell’eterna libertà” sotto i portici del Municipio di Teramo, la città sulla cui montagna sono nato, un quarto dei nomi scolpiti è slavo. L’Adriatico è stretto.
Sulla ampiezza, la permeabilità, la conflittualità della zona di transizione tra l’Europa orientale e la Russia è inutile insistere. I due volumi di Timothy Snyder Le terre del sangue e Terra nera con i milioni di morti per violenza diretta e per fame, il va e vieni del fronte, lo scontro delle ideologie, riguardano tutti e due l’Ucraina, che è in guerra e divisa anche adesso. L’esistenza dell’Unione ci consente di guardare anche a quel confine con un po’ di distacco, con una prospettiva, senza rischiare troppo di diventare parte del conflitto anziché parte della soluzione.
Se non ci fosse l’Unione saremmo tutti parte di una zona di attrito tra gli Stati Uniti e la Federazione Russa, senza possibilità di esistenza autonoma. Non si vedono però le politiche indipendenti, le regole, per produzioni meno inquinanti, più sicure, che impieghino più lavoro, per cui abbia senso difendere l’indipendenza. Anzi, ciò che sta succedendo è la rivendicazione di indipendenza, di sovranità, contro gli altri; per fare noi, a nostro vantaggio e a danno degli altri, le stesse cose che gli altri fanno o vorrebbero fare. Italy first contro America first o la France d’abord. Non unirsi per difendere un miglioramento comune sostenibile ma trincerarsi per ingrandire, in qualsiasi modo, la nostra fetta di torta a danno degli altri.

I trattati dell’Europa
Per spiegare il successo della destra estrema alle ultime elezioni europee -Salvini Ministro dell’Interno oltre il 34% dei voti espressi- forse basta l’impoverimento dei ceti medi e dei già poveri, unito alla mancanza di prospettive, di proposta. Ma la mancanza di prospettive è fondata anche sulla inesistenza di uno spazio politico europeo, sulla rigidità dei trattati (Maastricht, Amsterdam, Nizza, Lisbona) con cui gli stati hanno difeso i propri poteri rendendo indispensabile per modificarli l’unanimità. Non riesco a immaginarmi un percorso per modificare almeno gli aspetti più vincolanti se non c’è una rivolta, anche generazionale, in difesa del diritto alla vita dei poveri, in difesa della Terra; una rivolta fondata sulla speranza, non sulla paura.

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