Quest’altra Inghilterra – lettera di Belona Greenwood

Una Città 256 / marzo-aprile 2019

Cari amici,
abbiamo una tradizione nel Regno Unito che travalica le classi e viene ripresa anche dai media. È il primo di aprile, il vostro pesce d’aprile. Condividiamo questo desiderio di fare scherzi a ignari e creduloni con molti altri paesi europei e nordici. Un’antica tradizione, le cui origini risalgono all’epoca romana, che si è radicata nel Regno Unito nel XVIII secolo. Poi noi abbiamo anche introdotto una scadenza: dopo mezzogiorno non è più ammesso fare scherzi, se lo fai ne paghi le conseguenze. Quest’anno pare però che gli scherzi stiano continuando.

Siamo all’interno di un eterno “giorno della marmotta” che inizia all’alba e finisce a mezzogiorno. Alla fine, pure Nigel Farage è riemerso, come l’eroe dell’Ora della Brexit, dando vita a nuovo partito giusto in tempo per le elezioni europee, a conferma del suo noto disprezzo per il dibattito civile. Certo, è un “sacrificio” per il vecchio ragazzo ributtarsi nella mischia, ma lo sta facendo per noi, il popolo.
Le nostre conversazioni continuano ad avvitarsi in circoli rabbiosi. La Chiesa d’Inghilterra si è messa a organizzare conversazioni tra chi ha votato per il Leave e chi per il Remain che così possono discutere delle loro diverse visioni. Un’iniziativa generosa fondata su tè e torte, che si spera possa rimettere le persone assieme. È certo quello che dobbiamo fare, ma è difficile. In un paese alla ricerca di una sua identità, ora ne abbiamo una nuova: le persone si definiscono in base a come hanno votato nel referendum del 2016. Le persone dicono cose come: “Non conosco una singola persona che abbia votato per il Leave”, e non è una semplice constatazione, bensì una dichiarazione in qualche modo qualificante, che rinforza la propria posizione e identità nel mondo. C’è anche la posizione opposta ovviamente. Localmente, la gente le sta provando tutte per porre fine a questa isteria: che siano dei corsi di meditazione per visualizzarci mentre leghiamo Jacob Rees-Mogg con un morbido nastro rosa così da neutralizzarlo con amore, o per “comprendere” l’ondata di pregiudizi e contestualizzarla, a me francamente sembrano tutti dei meri pretesti per non agire.
L’altro approccio è quello di ignorare tutto questo e concentrasi sul proprio quotidiano, andare in palestra, ascoltare musica rilassante, programmare le prossime vacanze estive… Oppure si seguono gli avvertimenti che ci arrivano nell’interazione con persone conosciute o sconosciute, “non nominare Brexit”, un po’ come “non menzionare la guerra”. Siamo intrappolati come mosche sulla carta moschicida che, cercando di liberarsi, perdono le proprie ali.
Io, come molti altri, sto accumulando cibo. All’inizio si trattava di barattoli di caffè, poi è arrivato il turno di fagioli stufati, riso e avena. Ho riempito i miei pensili all’inverosimile e mi sono persino trastullata con l’idea di acquistare un nuovo congelatore. Sono in ritardo con l’accaparramento di rotoli di carta igienica, detersivi e articoli da toeletta, ma è solo una questione di tempo. Sto esaurendo lo spazio, ma l’ansia mi aiuterà a trovarne dell’altro, questo è fuori discussione. Certo, questa è un’attività da Remain, perché quelli del Leave non possono ammettere l’esistenza di un problema. È affascinante ascoltare la radio mentre rassicura che se finiscono i rotoli di carta igienica si può ricorrere alla carta dei quotidiani. Lasciate che vi dica che usare fogli di giornale è una pessima idea. Sono cresciuta negli anni Settanta e a volte questo era tutto ciò che passava il convento; beh, è un passato a cui non voglio tornare.
Ho amici con due congelatori e grandi progetti di orticoltura. La Brexit ha avuto come conseguenza involontaria la mania di fare scorte e ha suscitato un inedito interesse per la coltivazione dei cavoli.
Durante una recente visita a mia sorella, l’ho trovata in cucina: il suo tavolo è lungo un metro e mezzo abbondante, la misura giusta per ospitare la sua numerosa famiglia. Ebbene, la superficie era completamente coperta di piantine che aspettavano di essere trapiantate nel suo giardino sul retro, dove non c’è più un prato, ma carote e spinaci.
È quello che facciamo da sempre quando le cose si mettono male. Negli anni della guerra tutti diventarono figli e figlie della terra. Truppe di boy scout hanno cominciato a coltivare terreni di proprietà di nobili nell’interesse nazionale. Le aree dove le persone possono coltivare ortaggi e frutta su terreni di proprietà delle autorità locali pagando un affitto annuo calmierato e gli orti comunitari sono diventati molto popolari. Alla Camera dei Lord è stata persino rivolta la domanda se il Dipartimento per l’uscita dall’Unione europea avesse considerato di aumentare il numero di lotti disponibili. Sembra una farsa ma è tutto vero. I giornali hanno riferito di un commerciante che, per scherzo, ha lanciato la vendita di un “Brexit Survival Seed kit”, un kit di sementi per sopravvivere alla Brexit. È stato inondato di richieste e così ora li sta producendo.
Intanto, a livello locale, le persone si stanno dando da fare per cercare di risolvere i problemi, così come hanno sempre fatto nel corso della storia. Secondo le stime del Ministero dell’Interno, nel Regno Unito le vittime della tratta sono oltre diecimila. Questa settimana si è parlato del successo di una app per avere informazioni in caso si sospetti l’esistenza di casi di tratta in saloni di bellezza o autolavaggi. Grazie alla Clewer Initiative (dalle Clewer sisters, storico ordine femminile anglicano sorto a metà dell’Ottocento per aiutare le donne emarginate e sfruttate, Ndt), iniziativa avviata dalla Chiesa anglicana e in collaborazione con la Chiesa cattolica, l’app consente alle persone di segnalare casi di potenziale schiavitù. Tra tutti coloro che hanno utilizzato l’app, al 41% è stato consigliato di chiamare il numero di soccorso Modern Slavery (Schiavitù moderna), ma solo il 18% lo ha fatto. Chissà cos’ha impedito al restante 23% di fare quella chiamata. Comunque lodevole iniziativa, che può contribuire a liberare le donne costrette in schiavitù. Dagli orti di comunità al volontariato per insegnare agli anziani a usare il computer o per raccogliere e distribuire cibo ai senzatetto, c’è quest’altra Inghilterra che intanto si dà da fare per essere presente dove il governo è assente perché troppo occupato con la Brexit. Peggio per noi.

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