Una lingua comune

Il 30 marzo, a Sarajevo, è stato presentata la “Dichiarazione sulla lingua comune”, un testo redatto da Ong e linguisti provenienti da Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Croazia e Serbia, in cui si rivendica una lingua comune, ma “policentrica” e si stigmatizza ogni tentativo di strumentalizzare la lingua per dividere le popolazioni. Finora, più di duecento linguisti, scrittori, scienziati, e altre figure pubbliche hanno sottoscritto il documento. Nonostante ogni paese abbia la propria lingua nazionale, le gente non ha mai avuto problemi di comprensione. Gli ex-yugoslavi hanno sempre saputo che la questione non è linguistica, ma politica; la proliferazione di dizionari croati, bosniaci, serbi, ecc. è da tempo oggetto di commenti sarcastici. Così come si sprecano le battute sui film croati sottotitolati in serbo e viceversa, o sui pacchetti di sigarette con scritto “il fumo uccide” in tre lingue, cioè tre volte con la stessa identica frase.
L’iniziativa, malvista dai politici, sta avendo positivo riscontro tra la popolazione.
(www.balkaninsight.com)

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