Morire di disperazione

Nel 2015 Anne Case e Angus Deaton pubblicarono i risultati dei loro studi da cui risultava che in vent’anni, fino al 1998, il tasso di mortalità degli americani bianchi di mezza età era sceso del 2% all’anno con un ulteriore peggioramento dal 1999 al 2013. Il dato era particolarmente allarmante perché nel frattempo in Europa il tasso invece calava nelle stesse proporzioni. Tra le cause: suicidi, droghe e abuso di alcool.
Ora Case e Deaton hanno aggiornato le loro ricerche sulle cosiddette “morti per disperazione” e i risultati sono sconfortanti: il trend continua a peggiorare a prescindere dalla geografia e dal conteso urbano o rurale. Sembra che all’origine ci sia un problema di aspirazioni frustrate, aggravate dalla facilità di accesso a una serie di farmaci, a partire dagli oppiacei. Poi c’è la facilità di procurarsi un’arma, ma anche l’insufficienza della rete dei servizi socio-sanitari.
L’Economist commenta amaramente che forse la situazione si assesterà con il calo di aspettative delle nuove generazioni, cioè con il venir meno della speranza.
(economist.com)

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