Sharing economy?

Cos’è la sharing economy? E soprattutto cosa si condivide nella cosiddetta economia della condivisione? Cosa mettono in comune l’autista e il passeggero di Uber? Il proprietario e l’ospite temporaneo di Airbnb? Le studiose inglesi Giana Eckhardt e Fleura Bardhi si sono poste la domanda e la risposta che si sono date è che non si condivide niente. Al di là della legittimità e opportunità di far entrare nel mercato altri soggetti, è la definizione di sharing economy ad essere in discussione. Eckhardt e Bardhi propongono infatti di parlare più propriamente di economia dell’accesso, di affitti temporanei. Quello che emerge dai loro studi è che chi aderisce alle varie piattaforme web non è interessato a incontrare altra gente, ma prevalentemente a risparmiare e ad avere un buon servizio. Non a caso gli utenti di Airbnb, quando possono, preferiscono usare la casa in assenza del proprietario (senza quindi essere costretti a condividerne lo spazio). Non a caso lo slogan di Uber è “Better, faster and cheaper than a taxi”. Eckhardt e Bardhi arrivano a chiedersi se il minore successo del concorrente Lyft, che offre praticamente lo stesso servizio, puntando però sulla socializzazione (“Siamo un amico con una macchina”) non sia dovuto proprio al fatto che enfatizza troppo l’aspetto della condivisione!

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