Anestesia senza ritorno

Il 2 febbraio in Francia è stata emanata una legge sul “fine vita” che garantisce ai pazienti affetti da una patologia senza speranza di guarigione e che provoca dolori refrattari alle terapie il diritto di “dormire fino alla morte”, grazie a una “sedazione profonda e continua”.
Nel corso della discussione sono state sollevate preoccupazioni rispetto a una possibile banalizzazione nell’accesso a questa opzione. Qualche medico in effetti lamenta come nei primi giorni si sia presentato qualche familiare con la richiesta: “Ho visto la legge, mia madre deve essere sedata stasera”. La maggior parte dei medici però non si aspetta grandi cambiamenti rispetto al passato: la sedazione rimarrà una pratica eccezionale, riservata a casi specifici e gravi. C’è poi la questione del dolore: alcuni palliativisi sostengono che se si lavora adeguatamente all’alleviamento della sofferenza fisica, i pazienti che chiedono di morire diminuiscono. Il fatto è che diminuiscono ma non si azzerano, perché a rendere indegna una vita non è solo e necessariamente il dolore. Certi i medici ora si troveranno a gestire situazioni inedite, in cui il paziente, dopo aver detto addio ai familiari, comunicherà loro: “Questo è il momento”. L’anestesia senza ritorno è un evento di grande intensità emotiva, non solo per i familiari, ma anche per gli operatori sanitari.
(lemonde.fr)

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