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Daesh sta facendo la corte a tutti gli armaioli più importanti del Medio Oriente. Ha soprattutto bisogno di munizioni: secondo le stime degli “addetti ai lavori”, combattenti e mercanti d’armi, nella campagna di Deir Ezzor (nella Siria orientale), tra dicembre ’14 e marzo di quest’anno IS ha speso un milione di dollari al mese solo in pallottole. La fonte privilegiata per assicurarsene in gran numero sono, spesso, gli stessi nemici: le milizie filo-governative irachene vendono le munizioni sul mercato nero, e di lì arrivano a Daesh tramite mercanti d’armi cui il califfato rilascia un permesso ufficiale. Un’altra fonte sono le scorte che Russia e Iran inviano ad Assad, ma vengono intercettate dai contrabbandieri.

Racconta Abu Omar, armaiolo che per un po’ ha lavorato per Daesh: “Preferiscono la merce russa, comprano anche la roba iraniana ma solo se gliela si svende. Non gli importa da chi compriamo: se potessimo vendere loro munizioni israeliane andrebbe bene lo stesso”. Abu li ha mollati perché “opprimenti”: una volta in affari con loro, non si può commerciare con altri. D’altra parte, in tempo di guerrae la compravendita di munizioni è uno dei pochi settori redditizi, e per un mercante d’armi che lascia, altri cento prendono il suo posto. “A nessuno importa più a chi si vende. Conta solo il dollaro”.

(Financial Times)

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