Willkommenskultur

Nell’ultimo numero dell’Economist si parla di accoglienza. All’improvviso i cancelli dell’Europa sono stati aperti da due forze: da una parte la coscienza morale, risvegliata da immagini terribili, e dall’altra il coraggio politico di Angela Merkel che ha chiesto ai suoi concittadini di mettere da parte la paura e mostrare compassione verso i migranti. Così decine di migliaia di richiedenti asilo si sono precipitati in treno, in autobus, a piedi…
E adesso? E adesso, spiega l’Economist, non bisogna considerare queste persone solo un peso, ma adottare una visione di lungo periodo, ricordando che, ad esempio, ebrei, armeni, i boat-people vietnamiti hanno arricchito i paesi che li hanno ospitati. Insomma, la Willkommenskultur, la cultura dell’accoglienza tedesca sarebbe giusta, non solo moralmente e politicamente, ma anche economicamente.
L’Europa comunque deve ricordare di aver bisogno anche di “migranti economici”, perché le persone in età da lavoro non sono sufficienti a coprire i costi delle pensioni e del welfare.
Ovviamente ci sono dei limiti al numero di migranti che si possono accogliere, ma la tolleranza sociale ha dei limiti mobili, che cambiano in base al contesto e anche in base ai leader politici che ci si ritrova (o che si sceglie).
(economist.com)

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