La fine del golf

15 anni fa il golf era popolare. Aumentavano le iscrizioni ai club, le vendite delle mazze e persino gli ascolti delle gare in tv: tutti volevano essere come Tiger Woods, il cui declino a base di scandali sessuali ha preceduto quello dell’intero sport. Oggi tutti i dati che riguardano le 18 buche sono in ribasso -tranne uno, il numero di attrezzature usate in vendita su eBay e Craiglist. E così club storici degli Usa si stanno reinventando centri-benessere, in cui il golf è un optional e le strutture ricettive prendono il posto dei campi da gioco. Un’altra strategia mira a rendere il gioco più veloce, con meno buche ed equipaggiamento più economico; c’è anche chi lo ibrida coi videogame, come Topgolf, che negli Usa sta aprendo sale-giochi in cui si può “colpire” con una mazza vera una pallina virtuale per vederla schizzare su un megaschermo curvo, circondati dai propri amici, birre e panini alla mano.

“Difficile convincere un giovane squattrinato e con poco tempo libero a imbarcarsi in un’attività costosa in cui una sfida può durare sei ore”, sostiene Oliver Brewer, presidente di Callaway, ditta che produce equipaggiamento da golf che ha acquisito la Topgolf. Sembra non esserci più posto per uno sport che tra l’altro consuma intensivamente suolo e acqua, risorse il cui spreco è considerato immorale. Per non parlare dei soldi e del tempo, altri beni non proprio abbondanti.

(Mensjournal.com)

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