I cattivi malati e l’osservanza terapeutica

Nel 2013, George, che soffre di apnea notturna, ha dovuto accettare che la macchina che lo aiuta a respirare di notte fosse collegata a un trasmettitore che manda i dati all’ente che gliel’ha noleggiata. Con il trasmettitore, c’era anche da firmare un documento in base al quale, in caso di uso insufficiente, la terapia non sarebbe stata rimborsata. George non ha apprezzato affatto la novità. Tutto nasce da alcuni provvedimenti del Ministero della salute francese sulla cosiddetta “osservanza terapeutica”. Ne parla Florence Rosier su “Le Monde”. In pratica niente copertura se non segui le terapie che ti vengono prescritte. Di qui la rabbia delle associazioni dei pazienti.
Davvero il potere pubblico può, in nome del risparmio, sviluppare un sistema di sorveglianza e di sanzioni per i “cattivi osservanti”?
Il dibattito è aperto: c’è chi sostiene che non è illegittimo appellarsi alla responsabilità dei pazienti, specie in un periodo di difficile sostenibilità finanziaria del welfare. E tuttavia l’idea della sanzione piace poco: in fondo parliamo di malati cronici, persone già “sanzionate” dalla vita. Anche il termine “osservanza” non piace perché è legato all’obbedienza a una regola, e non a una decisione condivisa tra malato e operatori sanitari, in cui anche il paziente venga riconosciuto “esperto” del vissuto della sua malattia.

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