Samba e pizza

Era il 1991 e quel giorno Andrew Tridgell, studente ventiquattrenne del laboratorio di Computer Science a Canberra, Australia, si era incaponito a voler mettere in rete i suoi tre computer, un Pc con sistema operativo Dos, un Sun e una DecStation 3100 con Unix. Trafficando riuscì inaspettatamente a mettere le mani su Smb, il protocollo Windows, e quindi a condividere i file con gli altri computer. Pubblicò subito il codice in internet, non realizzando lì per lì la portata del risultato. Un anno dopo, il forum di sviluppatori di questo software contava tremila utenti. Oggi l’uso principale di Samba è quello di far interagire Windows con altri sistemi operativi non Microsoft, fornendo una piattaforma comune per l’impiego condiviso di risorse (server, client, gruppi, utenti, dischi, cartelle, stampanti, ecc). Ci lavorano circa una decina di persone regolarmente e una cinquantina in modo irregolare. La storia della pizza è nata anch’essa per caso. Nell’elenco delle modalità di contribuire a Samba, Tridgell, un po’ per gioco, mise la possibilità di offrire agli sviluppatori: “hardware/software/soldi/gioielli o pizza”. La leggenda narra che un tedesco, con la collaborazione dell’equipaggio di un aereo, riuscì davvero a fargli recapitare una pizza, arrivata però in pessime condizioni. Fatto sta che da allora il team riceve regolarmente voucher da spendere in pizzerie locali o in catene come Pizza Hut. Il massimo fu quando dall’Europa qualcuno chiamò la pizzeria accanto e si fece addebitare sulla sua carta di credito 300 dollari: Andrew e la moglie, che all’epoca erano entrambi studenti e squattrinati, poterono saziarsi di pizza per mesi.

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