Graphic footage

Cosa fare delle immagini più raccapriccianti (in inglese: graphic footage) che ci provengono dai teatri di guerra? Ne ha scritto il redattore capo di Reported.ly Andy Carvin.

Spiega Carvin: “Sono sempre stato favorevole alla condivisione online di tutto, previo avviso. Poi sono successe due cose: l’Isis e i nuovi algoritmi dei social network”. Oggi le immagini più “graphic” non trapelano solo dai reporter, ma vengono rilanciate dai Pr delle organizzazioni più violente per reclutare nuovi seguaci e incutere terrore. E mentre fino a qualche mese fa tutti dovevano scientemente premere “play” per vedere un video, oggi gli algoritmi di Facebook li fanno partire in automatico mentre si passano in rassegna i propri contatti.

Così, Calvin ha smesso di condividere le immagini più truci, ma ci rivolge il suo interrogativo: “Mostrare le immagini del pilota giordano bruciato vivo o di una decapitazione contribuisce alla libertà di informazione o promuove le finalità dell’Isis? E se non condivido sono colpevole di auto-censura, di nascondere la verità degli orrori del Califfato, o rispetto semplicemente la sensibilità del prossimo?”.

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