I musulmani e le vignette

Molti musulmani che si sono sentiti offesi dalle vignette satiriche di Charlie Hebdo, sostengono che il punto non è la libertà di parola, ma quello che per loro è un insulto a una figura religiosa venerata da un quarto della popolazione mondiale. Quello che resta poco chiaro è da dove viene questo divieto delle rappresentazioni visive del profeta, a prescindere che l’immagine sia di contenuto offensivo. Studiosi ed esperti di Corano sostengono che in realtà il testo non proibisce esplicitamente le immagini che ritraggono il profeta e che se la cosa è considerata un peccato in alcune correnti, in altre non lo è affatto. Di più, esiste una ricca storia di arte islamica che include raffigurazioni celebrative di Maometto. E tuttavia oggi ogni rappresentazione grafica può essere considerata blasfemia.
La sensibilità occidentale alle istanze dei musulmani non è univoca.
A New York, una statua del profeta alta otto metri, opera dello scultore messicano Charles Albert Lopez, abbelliva il tribunale di Madison Square, dove è rimasta per più di 50 anni, fino al 1955 quando venne tolta. Nel 1977 una coalizione di organizzazioni musulmane chiese la rimozione del fregio presente alla Corte suprema dove sono raffigurati i 18 legislatori storici, tra cui Maometto. La richiesta non venne accolta e il fregio rimase intatto.
Nel 2008, la sezione di New York del Consiglio delle Relazioni Americano-islamiche ha chiesto all’editore Houghton Mifflin di rimuovere un’immagine di Maometto dal libro di testo “Western Civilizations: Ideas, Politics and Society”. Nell’edizione successiva, Maometto non c’era più.

(nytimes.com)

 

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