L’Algeria e Charlie Hebdo

“Un crimine indicibile”, così Omar Belhouchet, direttore di “El Watan”, maggior quotidiano algerino, inizia il suo editoriale di solidarietà con i colleghi francesi e di condanna senza appello a quanto avvenuto. Nessuna vignetta su Maometto, e neanche l’intervento francese in Iraq o il clima islamofobo in Francia possono lontanamente giustificare un tale atto barbaro. I giornalisti algerini sanno bene di cosa parlano. In Algeria tra il 1993 e il 1998 circa settanta giornalisti vennero assassinati a sangue freddo dagli islamisti radicali. L’attentato contro Charlie Hebdo ha riesumato quel passato tragico e doloroso.
Bisogna resistere, incoraggia Belhouchet, che in quegli anni bui fu minacciato di morte e scampò a un paio di attentati.
“Attaccare la libertà di stampa”, conclude Omar Belhouchet, vuol dire distruggere le fondamenta della democrazia. Questo crimine colpisce tutta la stampa mondiale. Ecco perché ci sentiamo così preoccupati. Charlie Hebdo deve continuare ad esistere per sconfiggere questo progetto macabro e cupo di farla sparire”.
(elwatan.com)

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