#BringBackOurGirls?

Sono passati sei mesi dalla notte del 14 aprile 2014, quando i miliziani del gruppo islamista Boko Haram rapirono quasi trecento ragazze dalla città di Chibok, nel nord-est della Nigeria. Il 2 maggio ne riuscirono a scappare una cinquantina, mentre delle altre non si è più saputo nulla. Peraltro, nemmeno i numeri sono precisi: chi parla di oltre 300 ragazze rapite, chi di 230… Secondo la Bbc, le ragazze ancora nelle mani di Boko Haram sarebbero 219.

“Il Governo non se ne sta occupando più”, si sfoga Muhammad Yahaya, la cui figlia adolescente Yana è tra le ragazze rapite. Secondo molti, ormai la classe politica nigeriana pensa solo alle elezioni del 2015, e questa storia del rapimento è solo una seccatura. Lo scorso martedì, la polizia nigeriana ha interrotto una manifestazione per ricordare le ragazze che sfilava nella capitale Abuja.

Anche l’opinione pubblica mondiale, dopo che per qualche settimana si era commossa per la loro sorte (ricordate la campagna #BringBackOurGirls, l’impegno di Michelle Obama…?), non sembra più tanto preoccupata, né della sorte delle studentesse, né di Boko Haram; secondo Yemi Adamolekun, attivista nigeriana, “Non se ne parla più, la gente se n’è dimentica”. Non è in ballo solo la vita di queste duecento adolescenti. Nel disinteresse generale, negli ultimi sei mesi il gruppo terrorista ha rafforzato il controllo sulla regione del nord-est, uccidendo migliaia di persone e occupando intere città.

 

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