Deflazioni – appunto di Francesco Ciafaloni

Un intervento di Francesco Ciafaloni* sul declino demografico.

Si par­la mol­to di de­fla­zio­ne e de­pres­sio­ne eco­no­mi­ca in Eu­ro­pa. Si par­la me­no del de­cli­no del­la po­po­la­zio­ne in mol­ti pae­si del­l’Eu­ro­pa orien­ta­le e cen­tra­le, an­che in se­gui­to al­l’e­mi­gra­zio­ne ver­so Oc­ci­den­te. È una del­le con­se­guen­ze, for­se in­de­si­de­ra­te, del­l’al­lar­ga­men­to ra­pi­do del­l’U­nio­ne Eu­ro­pea (e del­la Na­to) nel­lo spa­zio la­scia­to li­be­ro dal crol­lo del­l’U­nio­ne So­vie­ti­ca. È co­me se le po­po­la­zio­ni stes­se­ro fra­nan­do da Orien­te ver­so Oc­ci­den­te per am­mas­sar­si nel­la val­le del Re­no (do­ve, ol­tre che in Olan­da e in In­ghil­ter­ra, si re­gi­stra­no le den­si­tà mag­gio­ri); e da nor­de­st ver­so su­do­ve­st in Fran­cia, per am­mas­sar­si ver­so i Pi­re­nei e il Me­di­ter­ra­neo.

In Ita­lia il mo­vi­men­to è in­ve­ce da sud a nord, per la po­po­la­zio­ne au­toc­to­na. Per quel­la in ar­ri­vo dal­l’U­crai­na, dal­la Mol­do­va e dai pae­si Ue, che re­sta­no le pro­ve­nien­ze più im­por­tan­ti del­l’im­mi­gra­zio­ne sta­bi­le, l’on­da si fer­ma al li­vel­lo del La­zio e del­le Mar­che. Che la val­le del Re­no, quel­la del Ta­mi­gi e quel­la del Po sia­no il cuo­re del­l’Eu­ro­pa non è una no­vi­tà, ma ci so­no vo­lu­ti mol­ti spo­sta­men­ti per ri­con­fer­ma­re que­sta cen­tra­li­tà. Nul­la può da­re l’i­dea dei mu­ta­men­ti per mor­ta­li­tà e mi­gra­zio­ne più di un’oc­chia­ta al­le map­pe di Eu­ro­stat, il cui link è ci­ta­to in fon­do, che con­si­glio di guar­da­re. A pa­ro­le si pos­so­no de­scri­ve­re al­cu­ni aspet­ti.
Se si guar­da ai sin­go­li pae­si si tro­va­no si­tua­zio­ni as­sai di­ver­se. Ci so­no pae­si, di an­ti­ca im­mi­gra­zio­ne, co­me la Fran­cia e l’In­ghil­ter­ra, in cui il sal­do na­tu­ra­le me­dio è vi­ci­no a ze­ro e c’è un au­men­to ten­den­zia­le gra­zie al­l’im­mi­gra­zio­ne. In Ita­lia, per il sal­do na­tu­ra­le ne­ga­ti­vo (le mor­ti so­no più del­le na­sci­te) la po­po­la­zio­ne di­mi­nui­reb­be di qual­che per mil­le l’an­no, un po’ me­no di mez­zo pun­to per­cen­tua­le, se non ci fos­se il sal­do po­si­ti­vo del­la mi­gra­zio­ne (ma il sud in­ve­ce ha ne­ga­ti­vo an­che il sal­do mi­gra­to­rio, in par­ti­co­la­re pe­ri gio­va­ni, e per­ciò ha la po­po­la­zio­ne in de­cli­no, e in in­vec­chia­men­to ra­pi­do).

*Appunto pubblicato sul n. 214 di Una città.

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