La stanza del sostegno

L’università privata di Herzliya, in Israele, ha un laboratorio interdisciplinare: “La stanza del sostegno”, dove 400 studenti presidiano internet 11 ore al giorno, divisi in turni. Il loro compito è contrastare ciò che viene definita “una falsa rappresentazione” di Israele nei social media. Ne ha parlato il Sidney Morning Herald.

“Siamo tutti volontari”, dice Igal, studente ventitreenne. Il progetto, che si presenta sul web con l’hashtag #IsraelUnderFire, era già attivo nel 2012, durante l’operazione Pilastro di Difesa, quando i partecipanti erano stati 1.600. C’è il gruppo che produce video di propaganda, quello che traduce dall’ebraico in 30 lingue, chi compone grafici o immagini accattivanti accompagnate da scritte e chi riempie di commenti critici i post anti-Israele.

“La stanza del sostegno” ha ricevuto anche contributi statali per acquistare tweet sponsorizzati, che hanno maggiore visibilità, ma non c’è un sostegno governativo evidente. L’importante in questo lavoro di contro-informazione è non far percepire una cabina di regia dietro ai contenuti fatti circolare online, che devono sembrare spontanei, non ufficiali. “Il governo -prosegue Igal- apprezza il nostro lavoro. Riceviamo aggiornamenti ufficiali dall’ufficio del primo ministro e dal ministero degli esteri. Ci appoggiano perché sanno che siamo bravi in quel che facciamo”.

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