L’esempio dei Fa’afafine

La criminalizzazione dell’omosessualità nei paesi del sud-est asiatico sta compromettendo gli sforzi delle organizzazioni sanitarie contro l’Hiv. L’omosessualità è illegale in un terzo degli Stati del Pacifico, e ciò contribuisce all’esclusione di molte persone dalle strategie di prevenzione per l’Hiv. Ken Moala, della Pacific Sexual Diversity Network, commenta: “Le leggi contro la diversità di genere sono anacronistiche, non fanno parte delle culture del Pacifico. Le abbiamo ereditate dalle potenze coloniali”. Lo riferisce dalla conferenza internazionale sull’Aids* a Melbourne il sito Australian Network News.

Un esempio di asimmetria tra culture locali e ordinamenti legali riguardo la diversità di genere si trova nelle Isole Samoa, dove in passato le famiglie con troppi figli maschi ne crescevano alcuni come bambine per aiutare la madre nelle faccende domestiche. Nelle Samoa moderne i Fa’afafine, letteralmente “come una donna”, sono circa 3.000 e vengono considerati un terzo genere.

Secondo Roger Stanley, presidente dell’associazione samoana dei Fa’afafine ospite della conferenza di Melbourne, “La cultura samoana ci accetta da prima della cristianità, e anche successivamente abbiamo sempre vissuto in armonia con gli altri”. Eppure, solo nel marzo del 2013 lo Stato ha abolito il divieto per gli uomini di vestirsi come donne in pubblico; anche se il divieto non era mai stato applicato, si tratta di una vittoria storica della comunità Fa’afafine. Ciononostante, i rapporti omosessuali sono ancora proibiti. Uno dei paesi con la legislazione più severa dell’area è la Papua Nuova Guinea, dove la legge proibisce il sesso tra uomini con una detenzione fino a 14 anni.

Ken Moala ritiene che la criminalizzazione dell’omosessualità ostacoli la prevenzione sull’Hiv. “Temendo di incorrere in sanzioni, le persone omosessuali hanno paura a rivolgersi alle strutture sanitarie o di chiedere informazioni nei centri dedicati”.

*L’appuntamento, giunto alla sua ventesima edizione, è stato funestato dalla scomparsa di alcuni partecipanti nell’abbattimento del volo MH17 della Malaysian Airlines sui cieli dell’Ucraina orientale. Sulla notizia c’è stata molta confusione: all’inizio si era parlato di 108 delegati scomparsi, ma successivamente gli organizzatori della conferenza di Melbourne hanno confermato che i passeggeri accreditati per l’incontro di Melbourne presenti sul volo erano sei, tra i quali il ricercatore di fama internazionale Joep Lange. La notizia ha tratto in inganno le più prestigiose testate del mondo e perfino il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che ha citato il dato nel suo discorso sulla sciagura. Di questo e di altre false notizie circolate in merito al disastro aereo in Ucraina ha parlato Slate e, in Italia, Il Post.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *