Il nucleare iraniano

Si sono conclusi senza successo i colloqui internazionali di Vienna sul programma nucleare iraniano: se ne riparlerà a luglio. Nel frattempo, l’agenzia caucasica Trend ha rivelato che Ali Akbar Salehi, capo dell’Agenzia Atomica iraniana, ha annunciato un imminente viaggio in Russia per firmare un pre-contratto per la costruzione di due nuovi reattori nucleari nella centrale di Bushehr. È solo l’inizio: l’accordo complessivo prevederà la realizzazione di altre centrali, da un minimo di quattro a un massimo di otto.

Bushehr, unica centrale attiva in Iran in questo momento, è stata inaugurata nel 2011. È ancora sotto il controllo di Rosatom, agenzia pubblica russa per il nucleare il cui vice-direttore, Nikolai Spassky, è appena tornato da un viaggio a Teheran per definire i dettagli dell’accordo.

I russi sono gli unici garanti dell’uso civile del nucleare iraniano: Tehran promette di rimandare in Russia il combustibile nucleare esausto, il pericolosissimo scarto di lavorazione delle centrali nucleari che il mondo teme possa essere impiegato a fini bellici. Così, mentre il dialogo con le potenze mondiali langue, vanno sempre più cementandosi i rapporti energetici e commerciali fra Russia e Iran che, recentemente, hanno anche negoziato un’accordo sul petrolio grazie al quale Teheran potrebbe incrementare di mezzo milione di barili la quota della propria esportazione quotidiana. Un balzo in avanti che le permetterebbe di riavvicinarsi alla quota di due milioni e mezzo di barili al giorno raggiunta prima delle sanzioni anti-Ahmadinejad del 2011.

 

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